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FINE PENA MAI – PARADISO PERDUTO
di Lorenzo Conte e Davide Barletti
Sceneggiatura: Marco Saura, Pierpaolo Di Mino, Massimiliano Di Mino
Fotografia: Alberto Iannuzzi
Montaggio: Roberto Missiroli, Paolo Petrucci
Musiche: Brutopop, Antongiulio Galeandro
Scenografia: Sabrina Balestra
Costumi: Allegra Mori Ubaldini, Fiamma Benvignati
Interpreti: Claudio Santamaria, Valentina Cervi, Daniele Pili, Giorgio Careccia
Produzione: Amedeo Pagani e Daniele Mazzocca per Classic Srl, Verdeoro Srl, Paradis Films
Distribuzione: Mikado
Nazionalità ed anno: Italia/ Francia, 2008
Durata: 90'
Data di uscita: 29 febbraio 2008
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Sito italiano
Gli anni '80 in Puglia sono gli anni delle pistole, dell'arrivo dell'eroina e dei lutti, ma anche gli anni dell'assalto al territorio, delle tangenti, dei flussi di denaro pubblici intercettati chissà da chi e chissà in che modo, della totale assenza di qualsiasi senso di comunità, anni che hanno lacerato e bruciato vite in una ‘periferia infinita', dove la coesione sociale era già morta da troppo tempo.
Anni che hanno visto troppi giovani nell'attesa di una trasformazione sociale che sarebbe arrivata troppo in fretta e senza alcun controllo, pezzi di generazione in cerca di una dose di eroina, una dose di anestetico sociale che consumava il tempo, l'energia vitale. Come in Non è un paese per vecchi, anche qui siamo di fronte ad un dramma in cui, paradossalmente o forse no, il vero protagonista è l'ambiente. Una realtà divenuta talmente malsana da spingere un uomo, in questo caso Antonio Perrone (interpretato da un Claudio Santamaria perfettamente in parte), a fare di tutto per meritarsi, infine, ben 49 anni di carcere. 14 dei quali, dal '92 al 2006, verranno da lui scontati in regime di 41bis. Per chi non sapesse di cosa si scrive, eccone la descrizione ad opera dei brillanti giovani registi (due dei quattro esponenti della Fluid Video Crew), Lorenzo Conte e Davide Barletti: "Rappresenta il punto più profondo dell'inferno carcerario, il punto di non ritorno alla realtà. Un girone dove si può fare un solo colloquio al mese e solo con i parenti di primo grado, attraverso un vetro divisorio. Un sistema detentivo dove la posta è censurata, la lettura di libri è limitata, dove l'ora d'aria è realmente una sola al giorno e si svolge in cubicoli chiusi da una rete antielicottero. Un regime che non prevede la partecipazione del detenuto a nessuna attività culturale o di lavoro manuale".
E' questa morte in vita che Santamaria riproduce per noi. Dalle stelle dell'avere tutto, al declino più assoluto. Grazie ad una regia minuziosa (che strizza un po' troppo l'occhio a Romanzo criminale ed al cinema americano del genere ma gliela passiamo), i 90' volano via in un soffio tra la moglie di Perrone (interpretata da un'affascinante ma troppo rigida Valentina Cervi) che fa acquisti grazie ai soldi sporchi della Sacra Corona Unita ed il protagonista che stringe alleanze sempre più pericolose, in un far west contemporaneo, dominato e controllato da "una mafia postmoderna", al suono insistente ed inquietante della voce fuori campo che racconta e commenta. Non c'è dubbio: il cinema italiano, quando vuole e, cosa ancora più importante, quando glielo consentono, è di alta qualità.


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