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PROSPETTIVE DI UN DELITTO
di Pete Travis
Sceneggiatura: Barry L. Lavi
Fotografia: Amir Mokri
Montaggio: Stuart Baid
Musiche: Atli Orvarsson
Scenografia: Brigitte Broch
Costumi: Luca Mosca
Interpreti: Tennis Quaid, Matthew Fox, Forest Whitaker, Sigourney Weaver, William Hurt
Produzione: Original Film
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 90'
Data di uscita: 29 febbraio 2008
Titolo originale: Vantage Point
Sito ufficiale
Sito italiano
Era inevitabile che nell'era del digitale democratico il cinema non si (ri)ponesse il problema del punto di vista. Ed era altrettanto inevitabile che un genere come il film d'azione non cercasse di adeguarsi a questo rinnovamento radicale, cercando di sfruttarne a pieno le potenzialità. Ecco dunque saltar fuori un film come Prospettive di un delitto, che cerca di coniugare questi due aspetti con risultati, però, a dir poco disastrosi.
Palese reprise del capolavoro di Akira Kurosawa, Rashomon, il film pone la questione della verità intesa come un mosaico di punti di vista, ognuno dei quali necessari per capire in maniera "obiettiva" il fatto, che, seguendo il prospettivismo di stampo nietzschiano, è già sempre interpretazione. La novità sta nell'entrata in gioco degli innumerevoli meccanismi di ripresa digitali, siano essi ipomediali (da telefonini alle handycam) o cinematografici.
Le carte da giocarsi, Prospettive di un delitto, le aveva tutte. Peccato che se le sia giocate tutte malissimo. Nonostante i buoni propositi, infatti, la tentazione di buttarla nell'azione più sfrenata è troppo forte e fin dalla prima inquadratura tutto è compromesso. Così ecco fioccare inseguimenti e scontri in macchina di tutti i tipi e di tutte le intensità, complotti tecnologici improponibili, sottotrame improbabili come se piovesse, città che diventano più piccole di uno sgabuzzino tanto da perdercisi e ritrovarsi con una facilità mostruosa, personaggi al limite del ridicolo - impagabile vedere Whitaker nelle vesti di un turista simbionte con la sua telecamerina in preda a deliri improbabili da profeta di seconda categoria: "Ho visto qualcosa! Ho visto qualcosa!"- e protagonisti invincibili (incidente bilaterale a tutta velocità senza cintura: Dennis Quaid ne esce fresco come una rosa di fronte allo sguardo attonito del guidatore che gli ripete: "Que pasa hombre? Que pasa hombre?"). E via dicendo.
Fracassone e noioso alla lunga: il risultato è un pasticciato film d'azione mascherato da tiepida riflessione sulla verità. Inconsapevolmente si scorge invece il nodo centrale: il vantage point, il punto di vista privilegiato spetta al cinema che fa capolino laddove invece una riflessione vera sulla parzialità dei media e del cinema stesso viene presto dimenticata. Ma questo sarebbe solo il punto di partenza e apre infinite porte, di cui alcune esplorate dal magnifico Redacted di Brian De Palma, ma che, evidentemente, non rientravano nei piani di questo film. Peccato.


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