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LE USCITE DELLA SETTIMANA – 29 FEBBRAIO 2008

 LE USCITE DELLA SETTIMANA – 29 FEBBRAIO 2008

Con quasi 90 copie la BIM fa uscire in tutta Italia Persepolis di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, dopo l'anteprima romana della scorsa settimana. Il film, vincitore al Festival di Cannes del premio della giuria, ha conteso l'Oscar come film di animazione a Ratatouille. Ciononostante, della pioggia di titoli al cinema da questo weekend - ben undici - questo sulle tragicomiche esperienze di Marjane in un paese devastato dal fondamentalismo islamico lo raccomandiamo vivamente. E anche il doppiaggio, una tantum, non fa perdere il gusto dell'originale.
Occhi puntati anche su Jumper di Doug Liman, con Hayden Christensen e Samuel L. Jackson (Fox): il teletrasporto del protagonista è un superpotere quasi inedito, e il film vuole segnare un immaginario collettivo nell'action digitale orfano da tempo,dopo Matrix, di punti di riferimento. Che poi ci riesca, è un altro discorso. La Sony punta sul thriller: Prospettive di un delitto gode di un cast forte (Matthew Fox, William Hurt, Forest Whitaker Dennis Quaid e Sigourney Weaver) e gioca  sul "panico da attentato" al presidente USA tornato tristemente d'attualità con le minacce al candidato Barack Obama.
Restando in tema di popolarità USA, la Eagle Pictures propone Rendition - Detenzione illegale di Gavin Hood, il regista vincitore dell'Oscar due anni orsono con il suo nome è Tsotsi. Il film punta il dito sulla ferocia paranoica del governo americano nei confronti dei sospettati di terrorismo islamico. Nel cast Reese Witherspoon, Jake Gyllenhaal e Meryl Streep. Ma per chi ha bisogno di emozioni forti, il weekend offre l'horror [REC] (Mediafilm), diretto da Jaume Balaguerò e Paco Plaza. Grande successo in Spagna, il film si regge su non più di tre trovate - una delle quali è lo stile di regia, su cui esegeti e cultori horror potranno costruire a piacimento fior di panzane - ma ci si può divertire, a patto di stare al gioco. E all'assurdo cosmico.
Veniamo al fronte italiano: Medusa propone il titolo più corposo in termini di copie (circa 260): Il mattino ha l'oro in bocca di Francesco Patierno, regista che ci aveva abituato a ben altri generi (Pater Familias) con Elio Germano. Il film è tratto dalla biografia del DJ Marco Baldini, che come tutti ormai sanno (a patto di non possedere una radio o essere una pietra, ma potrebbe non bastare) era affetto da dipendenza cronica al gioco d'azzardo. Mikado invece presenta Fine pena mai  di Davide Barletti e Lorenzo Conte (del collettivo Fluid Video Crew) con Claudio Santamaria a ripercorrere la (vera) ascesa e caduta di Antonio Perrone, affiliato della salentina Sacra Corona Unita. Con lui, Valentina Cervi.
È un fine settimana forte di ben tre documentari, e non è detto che sia un bene con il già alto numero di titoli in uscita.  Dovrebbe essere la volta buona, dopo continui rinvi, per Tutta la mia vita in prigione (Fandango), che rievoca la figura di Mumia Abu Jamal attraverso gli occhi di un ragazzo nato il giorno in cui l'attivista delle Black Panthers è finito in prigione, a detta di molti senza giusta causa.
L'Istituto Luce fa uscire in 5 copie Forse Dio è malato di Franco Brogi Taviani, a detta del regista osteggiato e continuamente rimandato a causa delle ultime alterne vicende politiche: d'altronde è tratto da un libro di Walter Veltroni, che lo ha scritto circa otto anni fa, parla delle estreme condizioni di indigenza delle popolazioni africane ed è quanto di più lontano possa esserci dal clima politico attuale.
Si eleva oltre l'annoso polemismo italiota Il futuro non è scritto - Joe Strummer (Ripley's Films), bel tributo di Julian Temple al leader dei Clash prematuramente scomparso quattro anni fa; e si solleva, per cercare di rimanere più in alto possibile, il titolo scult a chiudere la carrellata settimanale: La rabbia (l'Altro Film) di Louis Nero, capace (dopo titoli a rischio fuga come Pianosequenza e Hans, l'uomo scarafaggio) di contornarsi di un cast di tutto rispetto: Lou Castel, Faye Dunaway, Philippe Leroy, Franco Nero e Tinto Brass. Il giovane regista torinese cerca di trasmettere la rabbia dell'autore a cui viene impedito di fare un film: ora che ci è riuscito, speriamo di non dover assistere alla rabbia di chi andrà a vederlo.

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