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PERSEPOLIS
di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud
Soggetto: tratto dai romanzi a fumetti originali di Marjane Satrapi
Sceneggiatura: Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud
Montaggio: Stéphane Roche
Musiche: Olivier Bernet
Scenografia: Marisa Musy
Produzione: Marc-Antoine Robert e Xavier Rigault - 2.4.7. Films
Distribuzione: Bim Distribuzione
Nazionalità ed anno: Francia/USA, 2007
Durata: 95'
Data di uscita: 29 febbraio 2008 - 22 febbraio 2008 (Roma)
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Sito italiano
Soundtrack
Note: Premio della Giuria Festival di Cannes 2007; candidato agli Oscar (miglior pellicola d'animazione)
Rigorosamente in bianco e nero - fatte salve un paio di minime concessioni al rosso - e orgogliosamente in 2D, lo stile che si avvicina nel modo più naturale alle strisce della disegnatrice - ma è riduttivo definirla così - iraniana Marjane Satrapi, arriva nelle nostre sale Persepolis, per la regia di Vincent Paronnaud e della stessa Satrapi. Storia personale, autobiografia di una nazione, fiera espressione di r-esistenza di un popolo: difficile trovare la definizione più calzante per un prodotto che riesce nel difficile equilibrio tra riflessione e sorriso. Con un occhio anche alla poesia.
A soli nove anni Marjane (classe 1969) ha le idee chiarissime: sarà il prossimo profeta sul pianeta terra, non ha dubbi. D'altronde, gliel'ha detto Dio in persona, che ogni sera va a trovarla nella sua cameretta per scambiare due chiacchiere. A volte è in compagnia di Marx, e anche lui dice la sua.
Siamo nell'Iran della seconda metà degli anni settanta, il - poco amato - scià Reza Pahlavi sta per lasciare il posto di comando e un'ondata di ottimismo pervade il paese: i detrattori dello scià vengono liberati dal carcere politico, i progressisti, tra i quali i genitori, la nonna e gli zii di Marjane si sentono finalmente sollevati, e nella confusione chiunque può vantarsi di essere stato un eroe della rivoluzione. Invece, come sappiamo, l'Iran sprofonda nell'integralismo religioso, inizia una guerra che sembra non finire mai e le più comuni libertà personali diventano un caro ricordo. Il punto di vista è proprio quello della piccola Marjane, curiosa fino all'impertinenza e che alle volte ha difficoltà a mantenere il giuramento fatto alla nonna: non rinnegare mai chi è e da dove viene.
Nella tragedia dei bombardamenti a Teheran, dei dissidenti torturati e uccisi - tra cui l'adorato zio di Marjane - e delle assurde restrizioni religiose, trova spazio anche l'aspetto comico dei troppi divieti che governano la vita dell'Iran, dove la musica occidentale - Iron Maiden, Michael Jackson) si compra al mercato nero e una donna che corre in strada suscita turbamenti erotici nei pii uomini perché il suo posteriore si muove.
Le minuziose spiegazioni della vita quotidiana in Iran sono ad uso e consumo di noi occidentali, che altrimenti poco capiremmo, e gli excursus storici sono preziosi, per noi quanto per gli iracheni, per non dimenticare cos'è accaduto negli ultimi decenni.In Italia abbiamo conosciuto Marjane Satrapi dalle strisce pubblicate dal settimanale Internazionale, e dai bellissimi volumi, ben quattro, che racchiudono la storia dell'autrice, dall'infanzia ai giorni nostri, dagli studi in Austria all'attuale, soffertissima eppure fondamentale scelta di vivere in Francia. Adesso, con il film, non facciamoci sfuggire questa meravigliosa occasione, anche per imparare che i fiori non vanno a finire soltanto nei cannoni, ma anche nei reggiseni delle - profumatissime - nonne di Teheran.
Nella versione originale le voci sono affidate a Catherine Deneuve (la madre di Marjane) e Chiara Mastroianni (Marjane), mentre il doppiaggio italiano propone Paola Cortellesi (Marjane) e Licia Maglietta e Sergio Castellitto (i suoi genitori).
La rivisitazione - volutamente stonata - di Eye of the Tiger è chiaramente a rischio tormentone.


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