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NON È UN PAESE PER VECCHI

di Joel e Ethan Coen

Soggetto: dal romanzo omonimo di Cormac McCarthy
Sceneggiatura: Joel e Ethan Coen
Fotografia: Roger Deakins, A.S.C., B.S.C.
Montaggio:  Roderick Jaynes  
Musiche: Carter Burwell
Scenografia: Jess Gonchor
Costumi: Mary Zophres
Interpreti: Tommy Lee Jones, Josh Brolin, Javier Bardem, Woody Harrelson, Kelly MacDonald, Garret Dillahunt, Tess Harper
Produzione: Paramount Vantage, Miramax Films, Scott Rudin Productions, Mike Zoss Productions
Distribuzione: Universal Pictures
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 122'
Data di uscita: 22 febbraio 2008
Titolo originale: No Country for Old Men
Sito ufficiale     
Sito italiano     
Note
: Vincitore di 2 Golden Globe (migliore sceneggiatura non originale, miglior attore non protagonista; vincitore di 4 premi Oscar (Miglior film, regia, attore non protagonista, sceneggiatura non originale)

NON È UN PAESE PER VECCHI
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1980. Llewelyn Moss, in cerca di antilopi in pieno deserto, si imbatte nel punto dove è appena avvenuto un regolamento di conti tra trafficanti di droga. E soprattutto, in una valigetta con dentro due milioni di dollari. Moss prende la valigetta, ma si mette sulle sue tracce Anton Chigurh, sadico killer che uccide a colpi di aria compressa, pressoché impossibile da fermare. Altrove, lo sceriffo Ed Tom Bell cerca di rintracciare Moss prima di Chigurh. La vita di molte persone dipendono da chi dei due lo raggiungerà per primo.
È un film estremamente particolare, l'ultimo dei fratelli Coen. Tanto simile a loro, quanto estremamente diverso: la prosecuzione di un discorso già avviato in tempi migliori. La coppia di registi/produttori portano al cinema lo stile asciutto di McCarthy ricorrendo nuovamente alla inebetita descrizione dell'assurdo e della deriva ideologica e morale, che erano alla base di Fargo (ma anche di Soldi sporchi di Sam Raimi, uno degli autori a loro più vicini), moltiplicandone la portata all'ennesima potenza nelle azioni, nelle scelte registiche divergenti dal romanzo (la retrodatazione dei fatti al 1980, anziché al 2000, sembra voler attingere alle origini del male, senza riuscirci), nei dettagli grotteschi, sinonimi di un  mondo impazzito (la bombola ad aria compressa che Chigurh, un incredibile Bardem dal caschetto nero, porta sempre con sé e con cui apre, all'occorrenza, crani e porte).
In questo mondo privo di codici e moralità, che annulla ogni archetipo cinematografico impedendo allo spettatore l'identificazione con qualunque personaggio (Llewelyn è un eroe "sbagliato" e forzato che cerca di restar vivo il più a lungo possibile; lo sceriffo Bell un uomo disilluso che può solo constatare la preponderanza di un male che un tempo riusciva a tenere a bada; Carson Wells [Harrelson], in apparenza deus ex machina, è in breve tempo fuori dai giochi), ad emergere è lo stralunato codice morale alla base delle azioni di uno psicopatico assassino come Chigurh; codice supportato da violenza e sopraffazione, lato oscuro e parimenti insensato di ogni umano tentativo di afferrare il mistero della vita e delle scelte umane (e che il killer riduce a un inumano tentar la sorte, un lancio di moneta che ha perso qualsiasi valenza romantica).
Tutto questo prende forma in un film programmaticamente antispettacolare, talmente drenato da ogni linfa emotiva e privato di qualsiasi afflato epico da risultare, nella sua freddezza, quasi impalpabile e inafferrabile per lo spettatore. Quasi come la vita stessa. E le difficoltà della distribuzione sono evidenti, a giudicare dai trailer concitati e frettolosi che provano a spacciare il film come un noir d'azione. Ma la cerebralità dell'operazione (e qualche perdonabile errore di ricostruzione storica: marche di latte ante litteram e cose simili) nulla toglie a una pellicola che evoca maestria e gioca di sottrazione come solo i maestri sanno fare. Una maturità artistica, dopo i debordi delle ultime prove, che coglie nel segno, ben più dei lampi stridenti di irriverenza eversiva con cui Anderson cerca di porsi sopra le regole del genere ne Il petroliere.  Sebbene, in entrambi i casi, si sia forse gridato oltremodo al capolavoro.

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