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30 GIORNI DI BUIO – Colonna sonora originale
di Brian Reitzell
Track listing:
1. Prelude / Last Day of Sun 2:58
2. Girl Bait 3:38
3. Muffin Muncher 1:57
4. Soon There Will Be Just 5 5:21
5. Vampires On the Horizon 1:20
6. They Didn't Take Me 1:31
7. Barrow Burns 2:14
8. Ditchwitched 3:39
9. Vampired Johnny 3:14
10. Gus Loses His Head 1:31
11. You Wanna Play With Me Now? 2:59
12. The Bloody Fruits of Barrow 2:16
13. Eben Shoots Up 2:42
14. The One Who Fights 3:14
15. Daybreak 2:34
16. Overture 2:22
17. Underture 3:52
Durata totale: 47:22
Etichetta: Ipecac Recordings
Anno: 2007
Brian Reitzell, prima di approdare alla soundtrack della buona pellicola vampiresca d'influenza raimiana 30 giorni di buio, si è mosso sotto vari profili tra le acque, mai tanto agitate come negli ultimi anni, della new-wave indie americana. Passaggio obbligato la Coppola, fratello e sorella, per cui è stato supervisore musicale; poi, sempre come supervisore, Thumbsucker, depressione poetica minimal, fino ad approdare alla geniale commedia surreale Stranger than fiction, per cui firma la sua seconda colonna sonora.
La sua prima soundtrack risale infatti alla pellicola sul football Friday Night Lights, da cui è stata tratta un'ottima serie televisiva; qui il nostro si trovava a collaborare con gli Explosions in the sky, gruppo strumentale texano di post-rock, abili narratori di storie che si sviluppano quasi sempre secondo logiche di tripartizione, crescendo-quiete-climax e raggiungendo notevolissimi picchi emotivi e sonor-noise partendo da concetti e immagini fortemente evocative (esemplare la loro First Breath After Coma).
È impossibile non riscontare la fortissima influenza della band su questo lavoro di Reitzell. Prendiamo il pezzo d'apertura, Prelude / Last Day of Sun. Il primo rumore che sentiamo è emblematico di tutta l'operazione. Non una nota, ma un suono cacofonico, un fiato dilatato e distorto privo di coordinate spazio-temporali. Si avvicina repentino, ci resta davanti agli occhi, poi lento si allontana. Diventa metallico, immobile, vibra uguale eppure diverso. Come gli Explosions, Reitzell non utilizza il suono per costruire un brano ma per dare un'emozione e costruire un'immagine. Emozione fatta fondamentalmente da una sensazione, trasmessa attraverso la timbrica dello strumento, e il colore cha appare vivido agli occhi. In Reitzell la dominante è il rosso che si scurisce fino al nero indistinto. Attraverso le vie della sperimentazione procede per continue dissonanze in un mondo ultraterreno e diabolico fatto di suoni alti, discordanti, lunghi e tetri. Impossibile dire chi o cosa li abbia prodotti. Tra le dilatazioni, a fare da contrasto, piccoli accenni di singole note (una chitarra?). Il rumore si fa insopportabile, cresce controllato; alle dissonanze se ne aggiungono di nuove, alterate, con effetti d'eco a sfidare le leggi del suono, si sovrappongono l'una sull'altra, si ripetono e svaniscono. Poi le percussioni, chiodi che cadono in terra, metallo che crolla violento su pavimenti sporchi di sangue, colpi d'ascia che piovono ritmici sulla carne. Nessun grido umano, sopraffatto dal rumore e dall'irrealtà della scena. L'immagine si costruisce a tratti, ed è un intricato sovrapporsi di angoscia irreale e ultraterrena violenza.
Eppure c'è una differenza fondamentale fra gli Explosions in the sky e Reitzell: appena si finisce di sentire un brano della band, hai l'impressione di aver sentito una storia di cui si hanno perfettamente chiare in testa le immagini; sono state vissute sulla pelle e nella testa con la posteriore consapevolezza di un ordine strutturale superiore che le sottende. La soundtrack di Reitzell, invece, alla fine di ogni brano lascia macchie indistinte di colore che non sono in grado comporre un'immagine unitaria né tantomeno una storia. L'ordine qui è assente e il lavoro rischia di prendere la via della monotematicità e della ripetitività, svilendo le buone intenzioni iniziali. L'emozione scivola via. Storia e immagini sono lasciate alla pellicola.


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