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BERLINALE, QUINTO E SESTO GIORNO
Mike Leigh conquista critica e spettatori, ma le vere sorprese del festival arrivano da Panorama
Ha indubbiamente conciliato i pareri di critica e pubblico il nuovo delizioso film di Mike Leigh, che si candida a ricevere almeno un premio nella kermesse berlinese. Per stessa definizione del regista inglese, Happy Go Lucky (espressione idiomatica che si potrebbe tradurre con ‘spensierato/a') è un inno all'ottimismo, incarnato nella splendida Sally Hawkins, ospite del festival con il co - protagonista Eddie Marsan.
Una commedia leggera ed ironica, piena zeppa di humour inglese, ma anche di comicità vera e propria (vedi le lezioni di flamenco e le lezioni di guida), ma anche di momenti di caustica riflessione. Proprio tutti sono quindi stati conquistati dalla protagonista Poppy, maestra elementare nella Londra odierna (ed esattamente di Camden Town), una sorta di Amélie colorata e stravagante che coinvolge con il suo ottimismo e la sua vitalità qualsiasi persona con cui entra in contatto, sfidando la cupezza leggendaria dei sobborghi londinesi.
Certamente non ha toccato invece una tematica leggera Gardens of the Night, dell'inglese Damian Harris. Il film narra la storia di Leslie, una ragazzina di 8 anni della Florida che viene rapita da due loschi individui, portata in California e costretta alla prostituzione. Harris riesce a toccare il tema della pedofilia evitando ogni tipo di morbosità, per poi addentrarsi nel mondo della droga e della prostituzione giovanile nei sobborghi californiani, realizzando un film di denuncia con un realismo e una durezza rari nel cinema d'oltreoceano. Da segnalare il cameo di John Malkovich, nei panni di un assistente sociale dell'ostello di San Diego dove si rifugia la protagonista (un'intensa Gillian Jacobs, di cui sentiremo sicuramente parlare).
Infine, sempre in concorso, ricordiamo Fireflies in the Garden, opera prima di Dennis Lee, ispirata tra l'altro alla biografia del regista. Il film, che non ha convinto del tutto, è un melodrammone familiare chiuso e claustrofobico, che può contare sulle performance di un cast di tutto rispetto (Julia Roberts, Willelm Dafoe, Emily Watson, Carrie-Ann Moss, Ryan Reynolds), con la Roberts e il padre - padrone Dafoe alle prese con un rapporto complicato con loro figlio.
Ma, come dicevamo, la vitalità più fresca arriva dalla sezione Panorama, sicuramente più indipendente e agile, e ancor più dalla produzione balcanica che ormai in ogni festiva riserba delle sorprese positive. Ci riferiamo al film Sex and Other Crimes, opera seconda del serbo Stefan Arsenijevich, che già a Berlino aveva vinto l'Orso d'Oro per un suo precedente cortometraggio. Qui le storie di alcuni personaggi si incrociano attorno ad un solarium gestito da un mafioso, situato in un palazzone di cemento tipico dell'architettura comunista e della Belgrado odierna. A metà strada tra Decalogo di Kieslowki e telenovele sudamericane, citati esplicitamente, e con una sceneggiatura che costruita come un orologio svizzero, questo gioiellino serbo mette in piazza amore, corruzione povertà, mancanza di sogni, coraggio.. Effettivamente pare non esserci speranza per chi rimane e la sola via è la fuga, ma tutto ciò viene raccontato senza cupezza e con una maestria rare. Speriamo solo che il film arrivi in Italia.


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