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PARLAMI D’AMORE

di Silvio Muccino

Soggetto: Carla Vangelista
Sceneggiatura: Silvio Muccino, Carla Vangelista
Fotografia: Arnaldo Catinari
Montaggio:  Patrizio Marone  
Musiche: Andrea Guerra
Scenografia: Tonino Zera
Costumi: Maurizio Millenotti
Interpreti: Silvio Muccino, Aitana Sánchez - Gijón, Carolina Crescentini, Andrea Renzo, Flavio Parenti, Max Mazzotta, Geraldine Chaplin, Giorgio Colangeli
Produzione: Cattleya - Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz, in co - produzione con Alquimìa Cinema, in collaborazione con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Nazionalità ed anno: Italia / Spagna, 2007
Durata: 109'
Data di uscita: 14 febbraio 2008
Titolo originale: id.
Sito ufficiale     
Sito 01 Distribution  

PARLAMI D’AMORE
1 e mezzo

Un giorno di pioggia, per caso, il venticinquenne Sasha (Silvio Muccino) s'incontra - si scontra - con Nicole (Aitana Sánchez-Gijón), quasi quarantenne un po' inquieta. Sasha ama praticamente da sempre - chissà se corrisposto - la coetanea Benedetta (Carolina Crescentini), e Nicole, certa che "non esiste una donna che non possa essere conquistata" decide di aiutare Sasha, insegnandogli l'arte della seduzione. Ma chi seduce chi?
L'esordio alla regia del più piccolo dei Muccino parte senz'altro avvantaggiato dalle migliori carte in tavola: con soli sei film all'attivo come attore, il giovane Silvio ha dalla sua già un nutrito gruppo di fan, e lo stesso si può dire della coprotagonista Carolina Crescentini; l'omonimo romanzo da cui è tratto il film (scritto da Muccino con Carla Vangelista) ha già venduto 400.000 copie; è un film d'amore - anche se il regista dice non soltanto, e non a torto - che uscirà in più di cinquecento sale il giorno di San Valentino.
La storia, ambientata in una Roma fatta di vicoli e piazze del centro storico, monumenti, locali alla moda e bei palazzi antichi, vede i tre protagonisti alle prese con amori impossibili e/o tormentati, scaturiti da un ricordo lontano (Sasha per Benedetta), animati da sensi di colpa e fantasmi del passato (Nicole per l'ex marito) o vissuti senza starci a pensare troppo su (Benedetta per Sasha). Il tutto è contaminato da tossicodipendenza, suicidi, vizio del gioco. E non manca neanche un accenno alla pedofilia. Ma ciò non si traduce in una maggiore vicinanza alla realtà. Anzi.
Ciò che manca ai personaggi è proprio l'aderenza alla quotidianità, la freschezza del vissuto, il realismo; tutti sembrano molto impegnati a coltivare un malessere indicibile, in attesa - forse - di un riscatto, ma la comunicazione - per dirne una - avviene con dialoghi troppo letterari, a tratti presuntuosi, che portano ad anni luce dal pianeta terra chi li pronuncia. D'altronde, l'ispirazione principe dell'esordiente regista non arriva dai comuni mortali, ma è suggerita da storie, luoghi e persone dell'immaginario cinematografico che più lo ha colpito, e che nel film viene proposto a suon di dichiarate - e d'altronde chiarissime - citazioni. Ma...cui prodest? Forse avremmo preferito che il giovane Silvio avesse osato di più, mettendo il proprio talento - una base di tecnica nel suo lavoro c'è, non si può negare - in gioco, anziché proporre una sterile sequela di suggestioni della Nouvelle Vague, o vestendo (e truccando) i personaggi di sentori kubrickiani. Altrimenti invece di un film si rischia di ottenere un balocco luccicante, ma vuoto.
Esteticamente belli ma irritanti nella loro meticolosità i costumi - e le Converse All Star non sono la prima scelta per chi non ha neanche una casa: sono ormai scarpe trendy -, mentre la fotografia, dai colori vividi e pomposi, aumenta ancora la distanza dalla storia, a tratti dai risvolti squallidi, che viene raccontata.

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