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AWAY FROM HER – LONTANO DA LEI

di Sarah Polley

Soggetto: Alice Munro, dal racconto The Bear came over the montain
Sceneggiatura: Sarah Polley
Fotografia: Luc Montpellier
Montaggio: David Wharnsby
Musiche: Jonathan Goldsmith
Scenografia: Kathleen Climie
Costumi: Debra Hanson
Interpreti: Julie Christie, Gordon Pinsent, Stacey LaBerge, Jason Knight 
Produzione: The Film Farm, Foundry Films
Distribuzione: Videa CDE
Nazionalità ed anno: Canada, 2006
Durata: 110'
Data di uscita: 15 febbraio 2008
Titolo originale: Away from her
Sito ufficiale
Sito italiano       
Soundtrack    
Note: Candidato a due premi Oscar (miglior attrice protagonista, miglior sceneggiatura originale)

AWAY FROM HER – LONTANO DA LEI
3

Patinato e coperto da una coltre di neve, ma che ammalia ed incanta: ecco Away from her, opera prima di una giovane ma già grande attrice, Sarah Polley. Un passaggio dietro alla macchina da presa assolutamente riuscito e questo film stupisce per la maturità, sia formale che di contenuti. La storia, infatti, è di quelle che penseremmo dovrebbe essere raccontata da un regista quantomeno over 50: Grant e Fiona sono felicemente sposati da molti anni,  ma la loro unione vacilla quando lei (una straordinaria Julie Christie) si ammala di Alzheimer.
La malattia avanza, ed il ricovero in una clinica extralusso è inevitabile. Lui, ostinato, la va a trovare spesso e cerca di andare avanti come se nulla fosse, mentre lei instaura un rapporto affettuoso con un altro paziente, Aubrey. In un intreccio di relazioni, Grant e la moglie di Aubrey fanno amicizia, anche in nome della condivisione dello stesso male.
Sono rapporti instabili, dettati dalle leggi di una malattia che non lascia scampo, e che fa scordare quanto di bello si è vissuto insieme. Ma Sarah Polley crede nell'amore, che in una forma o nell'altra trionferà anche sulle gelide nevi canadesi. 
Dopo l'amore melenso di tutta una vita di L'Amore ai tempi del colera, ecco quello di sola vecchiaia: ma questo "amore ai tempi dell'Alzheimer" è assolutamente convincente. Sicuramente riuscito per come rappresenta la malattia, senza pudore, senza retorica, ma anche senza paura di filmare la sofferenza, fermandosi però sempre un attimo prima che diventi voyeurismo. Insomma, un saggio sulla malattia, sulla difficoltà di accettarla, soprattutto da parte di chi non ne soffre direttamente gli effetti ma vede chi ama deteriorarsi sempre più. Tutto ciò è reso più efficace e potente dall'ambientazione, non solo la neve, ma anche questa luce che entra dalle grandi finestre, le strade isolate, poche persone, tutto così ricco e al tempo stesso perso nel tempo e negli spazi grandissimi. 

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