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NEL MEZZO DEL CAMMIN DI NOSTRO FESTIVAL...
Domani sarà il giro di boa della 58.Berlinale, giunta a metà percorso e a 10 film (su 21 in concorso) visti dalla stampa
Al di là di un vero capolavoro, niente da segnalare in termini di grande cinematografia. Il sismografo del concorso al 58° festival di Berlino rileva - semmai - pugni nello stomaco per alcuni temi forti trattati con coraggio e qualche buon tocco. Con la costante, in quasi tutte le pellicole, di tanto dolore, pubblico o privato. Emergono le nefandezze della rete americana dei pedofili al centro di Gardens of the Night (nella foto) - film-scandalo del britannico Damian Harris (figlio di Richard).
Ma anche la violenza esercitata dalle squadre speciali di polizia nelle favelas di Rio de Janeiro nel notevole lavoro di José Padilha, Tropa de Elite (Elite Squad). Se di alcolismo e delle sue conseguenze si parla in Julia, il nuovo film (non del tutto riuscito) di Erick Zonca con la sempre ottima Tilda Swinton, sofferenze molto intime sono percorse nel facilmente dimenticabile finlandese Musta Jaa (Black Ice), nel buon cinese Zuo You (In love we trust), nell'altrettanto tedesco Kirschblueten - Hanami (Fiori di ciliegio) della regista Doris Dörrie e nel naive iraniano The Song of Sparrows.
Segnaliamo il sempre incisivo sguardo registico di Johnnie To in un film dai contenuti leggeri (poco berlinesi..) dal titolo Sparrow. L'attesa, ora, è tutta per il doc denuncia Standard Operating Procedure di Errol Morris e per i nuovi film di Robert Guédiguian e Mike Leigh, con un occhio puntato anche sull'Italia: dal già da noi noto Caos calmo morettiano all'esordio di Luigi Falorni,che però batte bandiera austro-tedesca.



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