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BERLINO 58: LA QUARTA GIORNATA
Delude Isabelle Coixet, si conferma il francese Zonca, sulle orme di Cassavetes. Una curiosità (non molto di più) il doc su Patti Smith
La quarta giornata del festival di Berlino (quest'anno immerso in un'atmosfera surrealmente primaverile) ha visto protagonista Penelope Cruz e Sir Ben Kingsley, interpreti del film Elegy, di Isabelle Coixet. Tratto dal romanzo "L'animale morente", di Philiph Roth, il film narra la vicenda di un attempato ma affascinante professore newyorkese, che dopo una vita dedicata all'indipendenza e all'egoismo sentimentale, inizia una storia con una sua giovane studentessa.
La relazione lo porterà lentamente, e inaspettatamente a cambiare le sue abitudini e la filosofia di vita, fino un epilogo in apparenza tragico, in realtà pieno di speranze.
La regista catalana purtroppo stavolta ha bagliato mira: non basta una regia di atmosfera e profondità, quando la sceneggiatura non funziona. Non funziona nemmeno la chimica tra i due protagonisti, peraltro individualmente bravissimi (soprattutto Kingsley). Da ricordare la presenza nel cast di un Dennis Hopper apparentemente pacato, ma dallo sguardo luciferino.
Da segnalare anche l'altro film in concorso di ieri, Julia di Erick Zonca (La vita sognata degli angeli). Il regista francese si è ispirato a Gloria di Cassavetes, per una storia dura e crudele, che non lascia un attimo di tregua allo spettatore. Un road movie spietato tra gli USA e il Messico, sostenuto da una Tilda Swinton in stato di grazia, che con questo ruolo si è automaticamente candidata all'Orso d'Oro per la migliore interpretazione.
Breve parentesi musicale, inoltre, per il documentario dedicato a Patti Smith (il connubio musica - cinema è tratto caratteristico di questa edizione della Berlinale), passato ieri in Panorama Dokumente. Patti Smith: Dream of Life (nella foto) è l'opera anomala del fotografo Steven Sebring, che per undici anni ha seguito la cantautrice statunitense nei suoi concerti e nella vita privata. Il risultato è una strana commistione di riprese di vita reale e fittizia, per quasi due ore di film che, più che un documentario, sembra un'agiografia stile videoclip della rocker. Bella comunque la fotografia, sgranata e vintage anni 70.



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