Menu principale

Login utente

Commenti recenti

Scambia informazioni

Syndicate content

OGRO

di Gillo Pontecorvo

Cast: Gian Maria Volonté, Saverio Marconi, Angela Molina, Eusebio Poncela, José Sacristan
Nazionalità e anno: Italia/Francia/Spagna, 1979
Durata: 111'
Distribuzione: Dolmen
Edizione: italiano
Sottotitoli: italiano per non udenti, inglese
Audio: italiano mono; italiano 5.1 rielaborato
Schermo: widescreen anamorfico 16/9 1.66:1
Extra: Intervista a Gillo Pontecorvo; Operazione Ogro; Biografie interpreti (Volonté, Marconi, Poncela); Galleria fotografica; Locandina originale; Recensioni
Note: David di Donatello a Pontecorvo nel 1980 per la migliore regia; edizione restaurata e rimasterizzata, la qualità video è di buon livello, sebbene l'immagine risulti talvolta eccessivamente pixelata, soprattutto nelle scene più buie, e la saturazione dei colori lasci piuttosto a desiderare; contenuti speciali appena sufficienti: l'intervista a Pontecorvo è troppo breve, ed è quasi inammissibile che tra le biografie degli interpreti non sia stata inserita quella di Angela Molina. 
Regione: 2
Sito ufficiale:
www.dolmenhv.it
Sito ufficiale: http://www.emik.it/  
Titolo originale: Ogro

Qualità artistica: Buona
Qualità immagine: Sufficiente
Qualità audio: Buona
Qualità extra: Sufficiente

2
OGRO
2 e mezzo

Storia del progettato rapimento e poi dell'attentato alla vita del presidente del governo spagnolo Luis Carrero Blanco: corre l'anno 1973 e la Spagna franchista prepara la successione del caudillo, ormai ultraottantenne, mentre i rivoluzionari baschi dell'ETA continuano la loro lotta per un Euskadi indipendente e socialista. I quattro membri del commando incaricato dell'operazione Ogro (ogro, ossia orco, era il soprannome di Carrero Blanco), amici sin dall'infanzia, rimangono in clandestinità a Madrid per mesi, allo scopo di mettere a punto tutti i particolari. Due di loro vivono un conflitto che si va approfondendo e che li pone sempre più su posizioni diverse: l'impazienza e lo zelo di Txabi vengono tenuti a freno a fatica da Ezarra, che sembra preferire un approccio più graduale.
La collaborazione Cristaldi-Pontecorvo per la realizzazione di questo Ogro fu ai tempi funestata da una serie di conflittualità che ritardarono il completamento del film per ben quattro anni. La difficoltà stava nel fatto di parlare di un attentato terroristico in Italia, in quegli anni, e in particolare nel periodo del rapimento e dell'uccisione di Aldo Moro: Pontecorvo ricorda, nell'intervista contenuta negli extra, che quando nel 1976 (il film era in piena fase di sceneggiatura) arrivò la notizia del rapimento di Moro, sorse in loro la perplessità che fosse eticamente ammissibile realizzare un film del genere. Ogro  non fu accantonato, ma, e sono ancora le parole di Pontecorvo, fu fatto "con il misurino". Ossia con prudenza, tra infinite riscritture, con timore.
Il risultato è evidente: nonostante la difficoltà di instaurare alcun reale parallelismo tra terrorismo basco e terrorismo italiano degli anni di piombo, la paura che tale parallelismo fosse preso quale chiave di lettura del film fa in modo, paradossalmente, che una vicenda in sé e per sé piuttosto chiara si complichi oltre misura. Ogro sembra composto di due blocchi che tra di loro mantengono una relazione a malapena visibile: da una parte la ricostruzione piuttosto efficace della preparazione e dell'attentato stesso; dall'altra, il conflitto fra Txabi ed Ezarra, indagato più grazie all'artificio del flashback che non in virtù degli sviluppi della vicenda effettivamente mostrati. A parte un salto temporale di cinque anni (piuttosto goffo: per ben due volte la camera si avvicina agli occhi dei protagonisti per dare a intendere che stanno per ricordare il passato), non si riesce bene a capire in che cosa consista esattamente il disaccordo tra Txabi ed Ezarra. Perde dunque di definizione il discorso storico sulla Spagna franchista (nonostante i titoli di testa di un esasperante didascalismo) e si finisce per cadere (forse a discapito delle intenzioni degli stessi autori) nel manicheismo irrealistico di un terrorismo buono opposto a un terrorismo cattivo. E ancora, i riferimenti continui al tema religioso sembrano alludere alla matrice ideologica e spirituale di molti esponenti delle Br, più che collegarsi alla realtà della Spagna quale paese cattolico, mentre troppa enfasi viene posta sull'isolamento dei terroristi dalla società civile, isolamento che è difficile postulare per un movimento come l'ETA, ai tempi sostenuto da un consenso popolare tutt'altro che minimizzabile.
Con la collaborazione alla sceneggiatura del compianto Ugo Pirro e il solito, ottimo, Gian Maria Volonté, Ogro, alla distanza, si segnala più per quello che racconta dell'Italia degli anni settanta che non per il suo trattare la questione basca in riferimento al franchismo. Caso significativo di un film su un argomento che finisce per esplorarne un altro proprio in virtù dei suoi difetti.

accedi o registrati per inviare commenti