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LA GUERRA DI CHARLIE WILSON - Colonna sonora originale

di James Newton Howard

Track listing:
1.Charlie Wilson 3:04
2.Telex Machine 1:31
3.Jailbait 1:04
4.Refugee Camp 5:08
5.It's Up to Me 2:39
6.The Belly Dancer 2:42
7.Turning the Tide 8:35
8.Where's it At, Charlie? 1:13
9.Balcony 1:20
10.Honored Colleague 5:54

Etichetta: Varese Sarabande
Durata totale: 33:10
Anno: 2007

LA GUERRA DI CHARLIE WILSON - Colonna sonora originale
4

Sapori tra l'oriente e l'occidente, approdando in medio oriente, ci vengono consegnati da James Newton Howard con la OST de La guerra di Charlie Wilson. Già ci aveva abituato ad atmosfere ipnotiche e misteriose collaborando con M. Night Shyamalan in film come Il sesto senso (1999) e The Village (2004). Scava nelle frontiere del bene e del male il nuovo film di Mike Nichols, e risponde da par suo il nostro Howard che aveva esplorato anche il soprannaturale / avventuroso /  romantico accompagnando il King Kong (2005) di Peter Jackson.
Si lancia uno sguardo su una delle tante pagine incresciose della storia dell'uomo, che vedono protagoniste le due superpotenze di un tempo, che un peso ce l'hanno ancora oggi: USA e Russia, allora URSS, che nella Guerra Fredda anni Ottanta trovarono nell'Afghanistan il loro momento rovente. I brani della soundtrack guadagnano in intensità fin dall'inizio, alternando brani che richiamano il confine americano in salsa di frontiera western, con chitarra acustica e trombe che sembrano intonare la nostalgia di un'epoca, sormontate dall'ensemble orchestrale, ad altri dal sapore di medio oriente, e mille e una notte, con flauti e percussioni concitati. È esemplare in questo l'iniziale main title, Charlie Wilson, che raccoglie l'alternanza da un mondo all'altro, da una cultura all'altra che attraverserà il film, pianeti volutamente tenuti distanti per volontà di folli. Telex Machine richiama nell'utilizzo della chitarra e delle sue corde il Ry Cooder di Paris Texas; come si sentono gli echi d'Arabia in Refugee Camp già esplorati dai Dead Can Dance di Lisa Gerrard e Brendan Perry. Salgono cori che fanno assaporare malinconia e tempo sospeso, accelerando sul finale il ritmo delle percussioni e l'intensità delle voci. The Belly Dancer continua in questo, passando dalle voci maschile a quelle femminili e ammaliatrici di novelle incantatrici. Arriva la concitazione di Turning the Tide con atmosfere più classiche ed epiche, ritornando ad alternare le due frontiere, intercalando momenti più marziali. C'è un momento di attesa e di riflessione con Where's it At, Charlie? e Balcony, grazie all'introduzione del piano che dialoga con l'orchestra e il ritmo della chitarra acustica. Per arrivare con Honored Colleague ad atmosfere classiche, con un pizzico d'Arabia, che coinvolgono, e reclamano una risposta di un popolo, non più di un estremo o l'altro, ma unico: il genere umano.

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