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UN PETROLIERE DA OSCAR (E DA ORSO D’ORO…)
Il film di Anderson, in arrivo in Italia, incanta la critica
Abbandonati gli incroci degli umani destini di Magnolia o le storie d'amore surreali di Ubriaco d'amore, l'enfant prodige Paul Thomas Anderson lavora in grande, dirigendo un'opera dal formato epico, già in profumo da Oscar. E chissà, forse anche da Orso d'oro, essendo il suo magnifico Il petroliere (There Will be Blood) in concorso qui a Berlino. Protagonista assoluto è un titanico Daniel Day Lewis (nella foto, con il regista) nei panni dell'istrionico ed estremo Daniel Plainview, texano cercatore di petrolio che diventa magnate di oro nero in California in una storia che copre un trentennio, dalla fine del 19° secolo.
Presenti entrambi alla conferenza stampa odierna (insieme a Paul Dano, interprete del pastore Eli Sunday), Anderson e Day-Lewis hanno ricevuto il caldo plauso dei giornalisti. Ispirato al romanzo Oil! di Upton Sinclair, è diventato There Will be Blood per una pura intuizione del regista: "Mi è venuto così. So che sembra un chiaro riferimento biblico, ma se lo dicessi mentirei. È piuttosto una sorta di promessa al pubblico.. anche se all'inizio poteva chiamarsi There Might be Blood, perché non volevamo dare per certo lo spargimento di sangue presente nella pellicola, soprattutto sul finale", specifica il regista scherzando con Day-Lewis.
L'attore anglo-irlandese, da parte, sua ha accettato la parte non appena letto il copione. "È un personaggio estremo, che ho cercato di rivelare poco alla volta". Maniacale nella preparazione dei suoi personaggi, il premio Oscar per Il mio piede sinistro non ha voluto però ripetere quello che gli viene sempre chiesto: "Sapete già tutto su come preparo i miei ruoli.. credo ci siano cose più interessanti su cui dibattere oggi", ha osservato Day-Lewis polemicamente. E polemico è anche stata la sua reazione (giustamente applaudita) al riferimento di un giornalista sulla morte di Heath Ledger: "Lo star system è un'orrenda macchina del cazzo, e non credo sia necessario dedicare eventuali premi de Il petroliere al povero Heath; meglio è in questo momento riservare il silenzio come la sua famiglia ha richiesto".
Un continuo ringraziamento, invece, è stato quello di Anderson verso chi ha mostrato apprezzamento per la splendida colonna sonora, scritta da Jonny Greenwood dei Radiohead: "Gli ho chiesto di scriverla quando ho sentito alcuni suoi brani per orchestra. Ritengo abbia fatto un lavoro meraviglioso".
Lasciando Il petroliere alla passerella di questa sera (e all'uscita italiana prevista per il 15 febbraio), la Berlinale appena iniziata ha offerto alla stampa altre due proposte in concorso: il drammatico cinese Zuo You (In love we trust) di Wang Xiaoshuai e il cupissimo Musta Jaa (Black Ice) del finlandese Petri Kotwica. Nessuno dei due ha entusiasmato critica e platea, ma certo il primo è migliore del secondo.


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