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STALLONE: CON RAMBO INSEGNO COSA SIA DAVVERO LA VIOLENZA

A un anno da Rocky Balboa, esce nelle sale John Rambo, quarto violentissimo capitolo della saga del reduce dal Vietnam (Buena Vista, dal 22 febbraio al cinema)

STALLONE: CON RAMBO INSEGNO COSA SIA DAVVERO LA VIOLENZA

È ancora lui, John Rambo. A 62 anni fa meno sfoggia di muscoli e pettorali, e gliene siamo tutti grati. Ma anche in t-shirt, non è meno letale; in Birmania, dopo aver rapito una comitiva di missionari suoi amici, ne sanno qualcosa. John Rambo arriva in Italia (in 500 copie), e con lui - ovviamente - Sylvester Stallone. Vivere per niente, o morire per qualcosa? Stavolta il cupio dissolvi finale non sembra porre il veto a possibili sequel.
"Abbandonare Rambo, dopo Rocky, mi farebbe cadere in depressione. Ecco perché, nell'epilogo, ho deciso di tagliare la scena del padre di Rambo; che ha origini indiane, da cui la tempra e la forza di John. Qualcosa che potrebbe essere sviluppato meglio in altri film".
Estremamente di buonumore, Stallone liquida con humour le prime domande sul suo stato di forma ("Merito delle mie tre figlie, per correrle dietro tocca essere in forma"), poi quelle relative al film sullo sterminato (è il caso di dirlo) numero di morti al minuto: "E' per stare al passo con l'aumento demografico". Ma il top arriva quando a Stallone viene fatto notare come il sesso, nella saga di Rambo, sia totalmente assente: "Beh, il fatto è che ha avuto un incidente in Vietnam e gli è saltato via qualcosa, per questo ha un lungo coltello..."
Ma il ritorno alla serietà è dietro l'angolo, non potrebbe essere altrimenti quando a Sly tocca parlare di un conflitto come quello, reale, in cui è ambientato il film: uno sterminio, quello in Birmania, che va avanti da 60 anni nell'indifferenza generale. "Rambo ritrova lì il proprio inferno privato: per educare la gente, ho scelto un conflitto come quello che è tra i più irrisolti, e di cui meno si parla, come molti altri in tutto il mondo di cui non si sa neanche la conoscenza. E la violenza che uso nel film è anche minore rispetto a quello che succede laggiù. Tanto è vero che mi sono messo in contatto col console birmano negli USA per ottenere il visto per la Birmania, ma mi è stato risposto che non ero ospite gradito".
Per molti, come in Rocky Balboa, prevale ancora l'effetto nostalgia: John Rambo appare saldamente legato agli stilemi dell'action movie anni '80, di cui Stallone era alfiere indiscusso. "L'action movie cambia con la società: prima c'era John Wayne, poi è stata la volta mia, di Schwarzenegger, adesso è il momento dell'action basato tutto sulla tecnologia e gli effetti digitali. Non dico che i miei fossero meglio, certo anch'io avrei preferito ricostruire intere scene d'azione al computer anziché pendere per ore da un albero senza controfigure."
Per Stallone, John Rambo  si colloca al secondo posto nel proprio personale indice di gradimento: "Il primo è come il primo figlio, e non si tocca. Al terzo metterei il numero 2, che è stato puro spettacolo hollywoodiano. Sul terzo avevo riposto molte speranze, ma... mai fare film strettamente connessi alla politica. Due settimane prima dell'uscita scoppiò la perestrojka con il bacio di Gorbacev a Reagan, e il nemico divenni io, tra i buuu degli spettatori in ogni parte del mondo". Dei quattro film, questo è anche il primo diretto dall'attore (prima si erano alternati Ted Kotcheff, George Pan Cosmatos e Peter MacDonald). "Ho utilizzato una regia nervosa, un montaggio che potesse dare ritmo. Sono cosciente di non essere Spielberg e non essere in grado di girare complesse scene di guerra. Ma a me interessava maggiormente mostrare la tensione, la paura, l'inferno personale di Rambo."
Sulle odierne primarie negli Usa, Stallone è scettico sulla validità delle dichiarazioni degli attori: "Di politica non capiscono nulla, e la mia opinione non sposterà un solo voto. Ma sono per McCain: è persona di esperienza, e conosce bene le regole di quel gioco che è la politica. Obama e la Clinton sono le star indiscusse del futuro, ma in questo momento l'America ha bisogno di un personaggio solido, per recuperare la dignità persa negli ultimi otto anni. Quelli davanti a noi saranno determinanti".

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