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LA GUERRA DI CHARLIE WILSON
di Mike Nichols
Soggetto: tratto dal libro di George Crile
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Fotografia: Stephen Goldblatt, ASC BSC
Montaggio: John Bloom, Antonia Van Dimmelen
Musiche: James Newton Howard
Scenografia: Victor Kempster
Costumi: Albert Wolsky
Interpreti: Tom Hanks, Julia Roberts, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Ned Beatty, Om Puri
Produzione: Gary Goetzman, Tom Hanks
Distribuzione: Universal
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 97'
Data di uscita: 8 febbraio 2008
Titolo originale: Charlie Wilson's War
Sito ufficiale
Sito italiano
Soundtrack
Note: Candidato a un premio Oscar (Miglior attore non protagonista)
All'inizio degli anni ottanta gli Stati Uniti finanziano segretamente i gloriosi combattenti afgani, i mujahiddin che respingono nelle loro terre l'avanzata russa. Il deputato texano - realmente esistente - Charles Wilson (Tom Hanks), apparentemente dedito soltanto alla bella vita, insieme al più improbabile degli agenti CIA, Gust Avrakotos (Philip Seymour Hoffman) e alla ricchissima anticomunista cattolica Joanne Herring (Julia Roberts) si impegnano a raccogliere enormi cifre di denaro per aiutare i mujahiddin. Con ogni mezzo.
A quarant'anni da Il laureato, che sollevò il velo di ipocrisia dalla borghesia americana, Mike Nichols torna a raccontare, e a dissacrare, la buona società statunitense. Ma per comprendere l'oggi è necessario capire cosa accadde ieri, come e perché: per farlo, Nichols sposta il punto d'osservazione all'inizio degli anni ottanta, in piena guerra fredda. Lo scacchiere della politica internazionale di quel momento storico mostra gli Stati Uniti vicini all'Afghanistan, che viene rifornito segretamente di armi per combattere contro il nemico comune, l'Unione Sovietica.
A quantificare e convogliare il flusso di dollari pro Afghanistan è Charlie Wilson, deputato texano dalla reputazione non certo cristallina ma che riesce a ottenere quello che vuole grazie a una mente veloce fuori dal comune e alle amicizie più disparate che "gli devono dei favori". Riuscendo a sfruttare abilmente persino uno scandalo di sesso e droga che lo vede coinvolto in prima persona, Wilson si lancerà nella non facile impresa di sconfiggere l'Armata Rossa in Afghanistan, mosso - perché no - da una sincera predisposizione per le buone cause. Che poi la buona causa sia aiutare i bambini mutilati dalle mine, le migliaia di sfollati nei campi profughi, ma anche spianare la strada verso il petrolio mediorientale per il suo paese...come dire, una serie di ottime coincidenze per ottenere maggiori appoggi. Che difatti spaziano dagli ultracattolici ai semplici anticomunisti, passando per il presidente del Pakistan e persino per il coinvolgimento di una danzatrice del ventre.
Quel che viene fuori è un film a suo modo spiazzante, che non è una commedia nella forma né per gli argomenti trattati, ma che è attraversato da un'ironia dissacratoria che sa concedersi anche aperture che sanno tanto di gag. Che, incredibilmente, funzionano. Su tutte, la scena nell'ufficio di Charlie, con Philip Seymour Hoffman/ Gust Avrakotos costretto a ripetute entrate e uscite in alternanza con lo sculettante staff femminile del deputato. Come nel celeberrimo telefilm Charlie's Angels, infatti, il "nostro" Charlie si circonda di assistenti/ninfette sempre sorridenti, ben truccate e con scollature in bella mostra, perché, dichiara lui, "puoi insegnare loro a battere a macchina, ma non a farsi crescere le tette". E il pensiero vola a quel che accadrà, in un futuro non troppo lontano, al presidente Clinton e a una sua procace stagista...
La guerra di Charlie Wilson è un ottimo film d'attori, tutti in forma strepitosa: Julia Roberts riesce bene nelle tante contraddizioni della miliardaria - maliarda e pia allo stesso tempo - tutta d'un pezzo verso gli odiati comunisti; Tom Hanks è a proprio agio sia nudo nell'idromassaggio con le spogliarelliste che a Washington in giacca e cravatta, e Philip Seymour Hoffman - candidato all'Oscar - è semplicemente magnifico. Non sono da meno i numerosi comprimari, in particolare Amy Adams, il braccio destro di Charlie, e Emily Blunt, la figlia ribelle di un ultraconservatore.
Due parole, infine, sulla scelta di cercare nel recente passato le radici dell'attualità - ben sintetizzate dalla storiella zen che Gust Avrakotos racconta a Charlie: forse è troppo presto per parlare di una tendenza del cinema statunitense, ma anche nell'ultimo film dei fratelli Coen, Non è un paese per vecchi, c'è il medesimo scandagliare il passato di una trentina d'anni fa per trovare risposte utili all'oggi. Difficile dire se si tratti di una coincidenza o dell'espressione di non comprensione del presente di un intero paese. Ma come si dice più volte nella storiella zen, staremo a vedere.


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