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HO FATTO SPLASH
di Maurizio Nichetti
Cast: Maurizio Nichetti, Angela Finocchiaro, Luisa Morandini, Carlina Torta, Flavio Bonacci, Walter Valdi, Massimo Sacilotto, Daniel Bongiovanni
Nazionalità e anno: Italia, 1980
Durata: 95'
Distribuzione: Dolmen
Edizione: italiano
Sottotitoli: italiano, francese
Audio: Dolby-Digital 2.0, Mono
Schermo: widescreen anamorfico 16/9 1.66:1
Extra: Commento audio del regista; Avant trailer; Trailer; Soggetto originale; Diario delle riprese; Intervista a Nichetti; Doppio Nichetti; Filmografia; Galleria fotografica; Caricature; Carlina e Massimo; Recensioni.
Note: Buoni i contenuti speciali, tra cui si segnala il commento audio del regista, realizzato con gusto dell'aneddoto e del particolare tecnico; complessivamente buono il restauro della pellicola, che pure soffriva, già nell'originale, di talune imperfezioni, scarsamente emendabili, del sonoro, dovute al ricorso alla presa diretta.
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.dolmenhv.it/
Titolo originale: Ho fatto splash
Qualità artistica: Buona
Qualità immagine: Buona
Qualità audio: Sufficiente
Qualità extra: Buona
Carlina, Angela e Luisa sono tre amiche che abitano insieme in un appartamento milanese, pagato dallo stipendio da insegnante di Carlina e più o meno occupato abusivamente dalle altre due. Insieme a Carlina, all'eterna fuoricorso Angela e all'aspirante attrice Luisa vive anche un bambino di un paio di anni di età, lasciato lì da un'altra amica ora in giro per il mondo e felicemente installato nella dispensa della cucina. Una lettera non consegnata in tempo fa sì che ai quattro occupanti dell'appartamento se ne aggiunga un quinto: si tratta del cugino di Carlina, uno stralunato di poche parole che nel 1956 si era addormentato e ora si è svegliato, dopo oltre vent'anni di pacifico sonno ininterrotto.
Al secondo film dopo l'esordio fortunatissimo di Ratataplan, Maurizio Nichetti cambia le carte in tavola e realizza un film parlato (a volte a precipizio), improvvisato (sia pure sulla scorta di un attento canovaccio), e scopertamente ideologico, una descrizione al contrario della Milano da bere che scopriva la miniera d'oro della comunicazione pubblicitaria. L'obiettivo polemico è la televisione, la fonte di meraviglia di fronte alla quale il piccolo Maurizio, vinto da una noia indicibile per i gorgheggi di Nilla Pizzi, si addormenta. Il mondo a cui si sveglia vent'anni dopo è però irrimediabilmente segnato dalle immagini della televisione: i giochi dei bambini, gli onnipresenti jingle pubblicitari, l'ansia di apparire, il refrain martellante dei cartoni animati giapponesi. Maurizio porta con sé un'innocenza che lo salva dal compromesso, dal post-ideologismo, dall'ansia libertaria degli impolitici di sinistra e, strano a dirsi, in fin dei conti riuscirà anche a non riaddormentarsi, salvo finire arruolato tra le comparse di uno stand della Fiera di Milano. Variazione sul tema della disillusione (e della sua relativa innocenza), Ho fatto splash è appesantito proprio dall'autoevidenza del suo messaggio, che pure è occasione di digressioni surreali di buon impatto. Un esempio è costituito dalla magistrale scena del provino, dove l'utilizzo pionieristico dello split screen e il dialogo tra i due segmenti della pellicola conferiscono profondità al topos della mercificazione del corpo femminile, mettendolo in salvo dalla retorica dell'autoevidenza. L'esperienza teatrale di Nichetti, la sua abilità di mimo, la volontà di conferire una vivacità prettamente circense a molte delle scene crea altri momenti di grande impatto: il matrimonio di Carlina, il successivo ricevimento, l'impagabile rappresentazione della Tempesta di Strehler al Piccolo di Milano. Nel complesso, però, il film sembra sostanziarsi più sulle intenzioni che non su un'idea unificante: il suo perdere spesso e volentieri la bussola si fa più evidente nella parte conclusiva, dove l'epopea del dormiglione nichettiano comincia ad assomigliare alla testimonianza di una serie di momenti giustapposti, senza un ordine di importanza o alcun sviluppo drammaturgico. E, per quanto adesso faccia parlare i suoi attori, il punto forte di Nichetti continua ad essere la comicità fisica, l'estro visionario, la rarefazione della favola dell'ingenuo. Velleitario, scolastico e a tratti pretestuoso, Ho fatto splash è comunque assolutamente godibile nelle sue singole parti, espressione di un talento che, pur nelle insufficienze che dimostra, sa raggiungere punte sublimi.


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