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SADDAM
di Max Chicco
Cast: Mauro Stante, Riccardo Leto, Frank Adonis, Federica Gili, Stefano Saccotelli, Geranmayeh Saaid, Antonello Marchese, Joe LaBarbera
Nazionalità e anno: Italia, 2007
Durata: 80'
Distribuzione: Millennium Storm
Edizione: italiano
Sottotitoli: assenti
Audio: dolby digital 2.0
Schermo: widescreen anamorfico 1.85:1
Extra: Backstage; Set reality; Making of; Trailer web/cinema/home video; teaser; Saddam in tour; Intervista a Ugo Basile; Galleria fotografica
Note: Prodotto di buona qualità nel suo insieme. Audio potente e ben equilibrato, nitido e ben definito nonostante sia soltanto un DD 2.0, per un ascolto ottimale.
Buona anche la qualità video dai colori brillanti e nitidi, ben contrastati.
Corretto il formato widescreen con il quale il film è stato riversato su DVD.
Extra di ottima qualità, con due lunghi dietro le quinte (uno spoiler-free, l'altro da vedersi solo dopo il film), un approfondimento sul cinema indipendente che segue la vicenda distributiva del film, e un intervista all'autore delle musiche originali.
Regione: 0
Sito ufficiale: http://www.millenniumstorm.it/
Sito del film: http://www.saddamilfilm.com/
Titolo originale: Saddam
Qualità artistica: Buona
Qualità immagine: Buona
Qualità audio: Ottima
Qualità extra: Ottima
Una recensione su Saddam di Max Chicco può anche essere scritta, ma dubitiamo altamente che dovrebbe essere letta. La seconda considerazione inficia la legittimità della prima, e ci troviamo, caso inopinabile, di fronte a un classico nodo gordiano. Per semplificare la natura del dilemma, possiamo dire che l'unica ragione per cui una persona razionale dovrebbe avere voglia di vedere Saddam sta in quello che potremmo raccontargli a proposito.
Ma è anche vero che raccontarlo rovina l'effetto di ciò che trasforma quella che è un'ora e venti di assoluta tortura in una esperienza cinematografica quantomeno curiosa. Sciogliamo il nodo e parliamone, ma ritenetevi avvisati e prendete in autonomia la vostra decisione. Se volete guardare Saddam, non leggete oltre. Certo che se non leggete oltre, non lo vedrete mai. Oh, si è stretto un'altra volta il nodo...
Sarà il packaging del dvd (verde scuro e nero, sguardi intensi, armi spianate, una versione stracciona e casereccia di roba alla Black Hawk Down), sarà la noia pretenziosa della colonna sonora onnipresente, sarà l'atmosfera minimalista che sembra aspirare ad essere claustrofobica, ma da principio Saddam sembra quasi una cosa seria. O meglio, una cosa che si prende sul serio. Tra i contenuti speciali c'è una sezione che si intitola top secret, ma lì per lì non ci facciamo caso, impazienti come siamo di vedere il film, e in due balletti siamo trasportati nell'universo di Saddam, tutto corridoi ciechi, sotterranei che trasudano umidità e tubi arrugginiti che sembrano pendere minacciosamente dal soffitto. Due italiani, Antonio Lo Russo e Mauro Loiacono, in Iraq al soldo di un'agenzia privata che collabora con l'esercito, sembra siano capitati proprio in un bel casino. Bendati e incappucciati, sono trasportati di fronte ad una cella, non si sa di chi, non si sa dove, ed edotti sulle loro incombenze prossime future da un certo colonnello Joe diBello, untuoso italo-americano con ciuffo corvino tinto, occhiali da sole e uno spolverino in similpelle nera. DiBello si limita a dire a LoRussoLoiacono che spetta loro fare la guardia ad un prigioniero la cui identità è e deve rimanere un segreto; ma qualche parola di troppo, e prende inevitabilmente piede il sospetto che nella cella ci sia nientepopodimeno che Saddam Hussein. LoRussoLoiacono trasecolano e considerano la possibilità di passare alla storia come i carcerieri del famoso despota. Ma saranno all'altezza della situazione? Lo Russo, il duro (non gliene frega niente che c'è il divieto, lui fuma lo stesso) sembra abbia i nervi saldi, ma Loiacono, il pirla (se c'è il divieto lui non fuma nemmeno se la sigaretta gliela offre Umberto Veronesi) comincia ben presto a perdere la calma, peraltro somatizzando pesantemente a livello intestinale. Inoltre i sotterranei del carcere sembreranno anche deserti, ma nascondono presenze minacciose. Un prigioniero scappato. Un gruppo di armati fino ai denti vestiti come Diabolik. Una giornalista del Tg1 che sembra Monica Maggioni dopo un incontro con la Piastra Bellissima Imetec. Nel frattempo Loiacono filosofeggia sull'orrore della guerra, Lo Russo ruba le chiavi della cella e progetta di fare i soldi vendendo su internet le foto di Saddam, il copione raggiunge picchi da mondezza trash delirante, lo spettatore o agonizza o scappa o si convince di star vedendo L'Italia sul 2. Saddam riesce così tanto nel suo intento, da provocare un particolare tipo di sospensione dell'incredulità: lungi dal rassegnarsi al fatto che quello che è raccontato sullo schermo sia verosimile, si arriva però a credere ciecamente al fatto che gli autori lo reputino verosimile. In pratica Max Chicco fa finta di essere un totale idiota fino al settantesimo minuto di film, e uno ci crede.
E invece era tutto uno scherzo. Loiacono, preso dal panico, si spara, ma la pistola è un giocattolo di plastica, come è finto tutto il resto, Lo Russo compreso. Era soltanto il set di un reality show dal titolo Chi vuol essere protagonista, condotto da Fabrizia Carminati (?...!!!), in cui un disgraziato qualsiasi viene buggerato e indotto a pensare di essere il protagonista di chissà quale scenario bellico estremo. Che poi è un po' uno scherzo anche questa cosa del reality show, ma almeno sul piccolo colpo di coda finale cerchiamo di mantenere un po' di riserbo...
Adesso. Possiamo sollevare qualche dubbio sulla praticità di fare un film che se proprio non arrivi fino in fondo in fondo rischi di voler andare ad ammazzare il regista; su quanto a lungo possa durare il gioco perché valga la candela; sulla perversione assoluta di scrivere una storia che per piacerti deve assolutamente farti schifo per la sua quasi totalità; e sul fatto che è un po' difficile dire che nel complesso ti è piaciuto, dato che ti ha effettivamente fatto schifo per la sua quasi totalità. Il fatto è che Saddam alla fine solleva qualche domanda interessante. Ad esempio: quanto siamo imbevuti di retorica? Quanto credito diamo alla retorica, non tanto in se stessa, ma piuttosto come strategia di rappresentazione? Quanto siamo abituati alle immagini televisive e giornalistiche, e quanto effettivamente le riconosciamo come tali? La colossale presa in giro di Max Chicco è un gioco sadico con lo spettatore, un concentrato di piccola cattiveria indirizzata contro la banalità sguaiata e volgare, nel complesso una barzelletta di pessimo gusto che strappa più di una risata. E un ultimo particolare da non passare sotto silenzio: il cammeo dell'illustre caratterista Frank Adonis nei panni dell'ormai mitico pseudo-colonnelo italoamericano Joe diBello.


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