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IL FALSARIO - OPERAZIONE BERNHARD
di Stefan Ruzowitzky
Sceneggiatura: Stefan Ruzowitzky
Fotografia: Benedict Neuenfels
Montaggio: Britta Nahler
Scenografia: Isidor Wimmer
Costumi: Nicole Fischnaller
Interpreti: Karl Markovics, August Diehl, Devid Striesow, Dolores Chaplin, Marie Baumer
Produzione: Aichholzer Filmproduction, Magnolia Filmproduction
Distribuzione: Lady Film
Nazionalità ed anno: Austria/Germania, 2007
Durata: 98'
Data di uscita: 31 gennaio 2008
Titolo originale: Die Falscher
Sito ufficiale
Sito italiano
Note: Oscar 2008 (Miglior film in lingua straniera)
È una storia vera. Ma forse questo non conta molto. È un film sul nazismo e sui campi di concentramento, ma forse anche questo forse non conta. È un film sul rapporto tra verità e finzione, sull'essere, sull'apparire e sul fare. Un film sulla maschera. Moderno, coinvolgente, non del tutto originale ed è un peccato perchè rimane comunque un gran bel film. Salomon Sorowitsch è un falsario straordinario; molto preciso sul lavoro e molto attento, non resiste facilmente al fascino delle donne e, per una volta, fa una scelta poco razionale e la paga con il carcere.
Sopraggiunto il regime nazista, il falsario viene deportato in un campo di concentramento in quanto ebreo ed è destinato all'eliminazione come tutti i suoi compagni. Ma in lui scatta violento l'istinto alla sopravvivenza, a qualsiasi costo, e vista la sua strabiliante bravura (e la sua memoria fotografica) come disegnatore, riesce a farsi notare e poi sfruttare come ritrattista per le famiglie dei gerarchi e solo per queste qualità sopravvive all'orrore dei lager. Ma i quadretti familiari sono poca cosa; i nazisti hanno altri progetti per lui, che viene trasferito a Sachsenhausen in un reparto speciale ed impiegato come specialista per portare a compimento la cosiddetta "Operazione Bernhard": contraffare e produrre denaro falso per finanziare lo sforzo bellico e vincere la guerra mondiale.
Oltre 130 milioni di sterline pressoché perfette vennero stampate da questi falsari, che godevano i privilegi di un letto morbido e di un vitto normale, ben diverso dagli altri campi di sterminio o da altre sezioni dello stesso campo, dove gli ebrei venivano sistematicamente torturati, affamati, seviziati, uccisi o meglio spezzati come oggetti, privati della loro umanità prima che sterminati. Allora il problema che si pone per questi uomini, che comunque respirano anche loro, così vicino, lì dietro una staccionata l'aria di morte che li circonda, è un problema morale oltre che materiale; perchè i nazisti li uccideranno tutti, se non fabbricheranno il fantomatico dollaro falso, ma così facendo i falsari saranno responsabili di una azione forse decisiva per le sorti della guerra e del mondo. Lì dentro, in quella gabbia di vetro così spesso imbrattata del sangue di un loro compagno trucidato così, per sport, solo perchè per caso si trova al di là di una semplice staccionata, in un altro reparto a pochi metri di distanza, ci sono degli uomini che si sentono impotenti, che avvertono che il loro, sì anche il loro destino, è già segnato; viene solo rimandato di giorno in giorno, di ora in ora. E l'unica speranza è che l'attesa, la dilazione dovuta anche a un compagno suicida che si ostina a sabotare le macchine per non contraffare il dollaro, sia tanto lunga da arrivare alla fine della guerra e alla liberazione.
Lungo un intenso e interminabile flashback, il protagonista rivive e fa rivivere allo spettatore le immagini più terribili e intense di una storia che, anche una volta raccontata, sembra sempre incredibile, anzi impossibile. Peccato che esista già un film di Spielberg, arcinoto, che ce ne aveva già mostrato molte , di queste immagini (le docce, gli assassinii a freddo, la fatuità e la violenza lucida, fredda, razionale dei nazisti); resta il valore di un film che si spinge a fondo nella psicologia dei personaggi, a tratti anche più intenso e forse più sincero, più vero di Schindler's list. Sulla falsariga de Il pianista di Polanski, Il falsario non è solo un gran bel film. Ha il merito di provare a slegarsi dai fatti, da quei fatti orrendi, per essere più moderno, per parlare alle nostre sensibilità senza dover per forza ricreare il fantasma del nazismo che può sempre ritornare. I mostri, se ancora esistono, sono dentro l'essere umano e non fuori di noi. Ed è lì che vanno scovati e sconfitti una volta per tutte.
Bellissima la fotografia e straordinaria l'interpretazione di Karl Markovics. Il suo volto è, da solo, lo specchio di un'anima che solo in apparenza non si ribella all'orrore che lo circonda.


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