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LIZZANI: "UN FILM PER RIFLETTERE E PER FAR RINSAVIRE"

Il regista e l'attrice (qui produttrice) Ida Di Benedetto presentano Hotel Meina, basato sulla vera storia della prima strage di ebrei dopo l'8 settembre 1943, in uscita il 25 gennaio (Mikado)

LIZZANI: "UN FILM PER RIFLETTERE E PER FAR RINSAVIRE"

Distribuito da Mikado (per ora solo in trenta copie), è in uscita il prossimo 25 gennaio Hotel Meina, l'ultima fatica di Carlo Lizzani, tratto dall'omonimo libro di Marco Nozza. Si tratta di un film ispirato a una storia vera, ci spiega Ida di Benedetto, produttrice del film per la Titania, presente, insieme al cast al completo e al regista, all'anteprima che ha avuto luogo presso la Casa del cinema di Roma.
"Hotel Meina racconta la prima strage di ebrei dopo l'8 settembre 1943. La storia a tutt'oggi poco conosciuta di 56 ebrei uccisi dai nazisti nella zona sul lago Maggiore, al confine tra Italia e Svizzera". E non è un caso che il film esca proprio il prossimo venerdì 25, visto che la domenica successiva sarà il Giorno della Memoria delle vittime della Shoah.
Hotel Meina doveva in origine essere diretto da Pasquale Squitieri, ma per dissensi con la produzione sulla sceneggiatura è stato chiamato al suo posto Carlo Lizzani, che in passato ha diretto la di Benedetto più volte in qualità di attrice. I due condividono un rapporto lungo e di grande affetto: per Ida di Benedetto si è dunque trattato di un'ottima base per decidere, dopo aver studiato il progetto, di finanziare un film coraggioso, un film corale ma senza star.
"Dei vari episodi di eccidio avvenuti in quel periodo e in quella zona, ho deciso di concentrarmi sull'hotel Meina", afferma Lizzani, che sottolinea come la sua intenzione sia stata quella di prendere una parte per il tutto, cercando di delineare una storia dall'atmosfera claustrofobica: la violenza dei nazisti incombe sin dall'inizio, ma solo nel finale si scopre in tutta la sua brutalità.
"D'altronde io penso - dice Lizzani - che anche se racconti la storia di tre persone dentro una buca, si deve comunque sentire il mondo che li circonda, l'atmosfera che respirano, quello che succede intorno. E lì in Svizzera, al confine, c'era tutto un sottobosco di antifascisti, di antinazisti di entrambe le nazionalità, di rifugiati". Fondamentale quindi la figura della tedesca Erika (Ursula Buschorn), prototipo della bellezza ariana, che si oppone ai nazisti. Le sue accuse al gerarca hitleriano rappresentano la denuncia della criminalità, dell'idiozia della violenza nazista; un'accusa particolarmente significativa perché rivolta a un tedesco da parte di una sua connazionale.
"In Germania ci sono giovani neonazisti. Ho pensato che ascoltando le parole di Erika, parole pronunciate nella loro stessa lingua, potrebbero anche rinsavire", aggiunge l'anziano regista.

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