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"SIGNORINAEFFE": L’AMORE AI TEMPI DELLA FIAT
L'anteprima del nuovo film di Wilma Labate (01 Distribution, in uscita il 18 gennaio) riempie la Casa del Cinema, gremita di giornalisti e dei "colleghi del sindacato" giunti per la visione
Wilma Labate e tutto il cast al completo tengono banco: Valeria Solarino, Filippo Timi, Fabrizio Gifuni, Sabrina Impacciatore, Fausto Paravidino munito di occhiali da sole. Presenti anche lo sceneggiatore Domenico Starnone, produttori, scenografi. Dal pubblico farà sentire la sua voce anche il musicista Pasquale Catalano. Vengono dopo la proiezione di Signorinaeffe che ha diviso il pubblico di "intenditori", reazione che fa ben sperare per il dibattito che seguirà. La materia è calda, narrata tramite una storia d'amore.
Scalda la sala per prima la regista, Wilma Labate: "Il desiderio di raccontare il mondo del lavoro è qualcosa di antico. Ho sempre pensato che nella classe operaia viva una parte della cultura di questo paese. Quel periodo, gli avvenimenti di Torino e della Fiat negli anni ‘80, ci aiutano a comprendere l'oggi". Rincara la dose Domenico Starnone: "Il racconto ha al centro un personaggio femminile, Emma. Il 1980 è un anno di passaggio verso un'altra fase. E in Emma sono incarnate le contraddizioni e le lacerazioni di un'epoca che porterà all'abbattimento della Classe operaia, la perdita della coscienza di classe, e il suo desiderio di lotta per il cambiamento, che porterà la vittoria della Fiat, dei ricchi".
Si tenta la domanda intelligente, chiedendo agli attori cosa ricordano di quel periodo. La giovane Valeria Solarino, non ancora nata allora, riflette che "Torino è la Fiat. Emma non ha consapevolezza di quello che succede, non può averla, rivestita del ruolo di colei che porterà al miglioramento sociale la sua famiglia di umili origini. Quando entra in contatto con Sergio vede finalmente i diritti degli operai. Ma comprende anche che loro perderanno".
Fabrizio Gifuni ha qualche anno in più e ricorda: "Sono stati anni molto grigi, è percepibile quello che è avvenuto dal riflusso politico successivo. Allora nel mio stesso liceo si avvertiva la crisi di un'epoca. Ci si deve far carico di un momento centrale di questo paese. Il mio Silvio sostiene la causa degli operai, ma è proprio un operaio a gabbarlo, sottraendogli l'amore. È un personaggio molto opaco. Qualcuno l'ha definito in questi giorni l'ingegner Pirla, contro l'operaio Socrate. E il dolore, che può rendere cattivi, lo porterà dalla parte dei ricchi."
Continua la Labate: "Un tempo si era solo una cosa, si aveva identità di ciò che si era. Ora si racchiudono in noi 200 ruoli, molti presunti lavori, troppe facce. Non c'è più un'identità forte, grazie alla quale lasciarsi coinvolgere da una passione collettiva, come è successo in quegli anni. Non si vive più di passione." Pasquale Catalano dalle retrovie: "Negli anni ‘80 il rock è morto. Allora Toto Cutugno ha avuto il suo primo successo scrivendo un pezzo a Celentano. Patti Smith è stata l'ultima passionale del rock, e per questo è presente nel film".
Paravidino, reduce dalla prima al Teatro Quirino del suo spettacolo da Harold Pinter, parla da dietro gli occhiali scuri di fusi orari diversi tra teatro e cinema, e a chi gli chiede com'è possibile conciliare Pinter con Labate imbecca la risposta: "Non ci sono differenze tra di loro. L'elemento principale è il divertimento, il rivestire ruoli diversi, e in questo non c'è distanza tra due autori così diversi però accomunati dalla loro esigenza di parlare di ciò che non va in una narrazione drammatica dell'ordinamento politico di questa società. Quando si espone uno stato di fatto si cade in dinamiche micidiali. Non si esce mai vincitori, ma non possiamo evitare di farlo". "L'Italia è molto cambiata" nota Starnone, "da quegli anni si accrescerà anche il marcio delle collusioni tra potere e politica. Gli elementi di allora sembrano anticipare quelli d'oggi. Il cambio di fronti, l'adattarsi e il tessere relazioni nel perseguimento di interessi soltanto dei singoli".
Filippo Timi e il suo Sergio: "Il mio personaggio non è un Socrate, è solo un uomo che non ha capacità di linguaggio, che conosce poche parole e parla poco. Il primo contatto con Emma si svolge proprio con il contatto. Ed esprime il suo sentirsi inadeguato tramite la rabbia, che è brutalità in senso buono. Dopo aver fatto l'amore con un'altra persona scatta la domanda ‘Che vuoi adesso da me?'. È drammatico, quando hai raggiunto l'apice della gioia, sentirsi cadere nel baratro del dopo, del tutto che potrebbe distruggersi da un momento all'altro. Di un futuro che non ha basi". Arriva Sabrina Impacciatore: "Sono molto felice di aver partecipato a questo progetto. Sento una profonda nostalgia per ciò che è stato, per ciò che abbiamo perso, quella passione, quella voglia di lottare per i propri ideali. Il mio personaggio è l'unico libero. Non ha il peso della famiglia che spinge Emma a cacciare l'ambizione. La mancanza di ambizioni dona la vera libertà."
Di Valeria Solarino il ricordo più significativo dal set: "Quando ci aggiravamo nella fabbrica ricostruita, mi si è avvicinato un operaio. Mi ha detto che il nostro lavoro di attori, il fare cinema, è molto faticoso. Ripetere le stesse scene, anche per dei giorni. Gli ho risposto che anche il loro è faticoso, sicuramente di più. E lui: È vero. Ma alla fine noi creiamo la macchina".
La classe operaia andrà in Paradiso il 18 gennaio, con 70 copie distribuite dalla 01 Distribution.

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