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RIPARO

di Marco Simon Puccioni

Sceneggiatura: Marco S. Puccioni, Monica Rametta in collaborazione con Heidrun Schleef
Fotografia: Tarek Ben Abdallah
Montaggio: Roberto Missiroli
Musiche: Cristiano Fracaro e Dario Arcidiacono
Scenografia: Emita Frigato
Costumi: Ludovica Amati in collaborazione con Marielle Robaut
Interpreti: Maria de Medeiros, Antonia Liskova, Mounir Ouadi, Vitaliano Trevisan, Gisella Burinato
Produzione: Intelfilm e Adesif
Distribuzione: Movimento Film
Nazionalità ed anno: Italia/Francia 2007
Durata: 100'
Data di uscita: 18 gennaio 2008       
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RIPARO
3

Il cinema italiano si è spostato al nord est: Riparo, ambientato in Friuli, è solo l'ultimo film di una lista che si allunga. Eppure questo nuovo lavoro di Marco Simon Puccioni è per altri versi un film autenticamente internazionale, a partire dagli interpreti: Maria de Medeiros, Antonia Liskova e Mounir Ouadi. Ma c'è anche il bravissimo direttore della fotografia, il tunisino Tarek Ben Abdallah, senza poi dimenticare che lo stesso regista è cresciuto artisticamente negli Stati Uniti.
Una co-produzione con la Francia che risente non a caso, positivamente, di un certo tocco francese nel trattare le tematiche che affronta.
è la storia di due donne felicemente fidanzate, Anna (Maria de Medeiros) e Mara (Antonia Liskova), la prima alto borghese benestante e la seconda operaia nella fabbrica di proprietà della famiglia di Anna. In questa relazione si inserisce l'adolescente marocchino Anis, che le due trovano nascosto nella macchina ritornando da una vacanza in Tunisia e decidono di ospitare, tra le difficoltà e le reticenze di Mara. Ne nasce una famiglia per caso, che si sviluppa in un susseguirsi di potere represso, identità da affermare/riaffermare, amore da riscoprire, e soprattutto nella ricerca di un "riparo" necessario, di stabilità, di normalità inesistente.
Un film che prende strade difficili e scarsamente battute dall'addormentato ed addomesticato cinema italiano. Un film coraggioso, che, nonostante una parte centrale piuttosto debole, ha degli indubbi meriti: un cast eccezionale, a partire dalle due protagoniste naturali e perfettamente a loro agio e dal giovane marocchino con una vitalità incredibile. Perfetto è anche Vitaliano Trevisan (Salvio, fratello di Anna), che nella vita fa lo scrittore e non l'attore, ma che sembra nato per interpretare un imprenditore del nord est. Ed infine Gisella Burinato, fredda quanto basta per essere una madre bigotta e benpensante. Funziona benissimo anche la rappresentazione del lavoro in fabbrica senza retorica, la costruzione delle geometrie emozionali tra i personaggi, e questa alienazione palpabile soprattutto nella scena della mostra d'arte, con il giovane Anis che vaga di fronte alle tele enormi. Il film è una costruzione di equilibri instabili che alla fine si rompono, ma non si sa se e come si ricompongono. Non ci sono risposte. 
Dispiace che regista e sceneggiatori abbiano calcato troppo la mano sui dialoghi, soprattutto quelli nella parte centrale del film, mentre le relazioni rappresentate si prestavano forse ad essere descritte meglio quasi solo con le immagini, con poche parole. Un'altra pecca, sta nell'inserimento di sottotemi poco necessari, come quello della ricettazione dell'albanese che lavora con Anis. Ma, nonostante questi piccoli difetti, siamo davanti ad un ottimo film, ad un cinema italiano di cui abbiamo davvero bisogno.   

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