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UN FALSARIO NEL CAOS DELLA GUERRA

A colloquio con Stefan Ruzowitzky, regista de Il falsario (Lady Film, in uscita il 31 gennaio), e con un sopravvissuto che ne ha ispirato la storia, Adolf Burger

UN FALSARIO NEL CAOS DELLA GUERRA

Il falsario - Operazione Bernhard uscirà nelle sale italiane il 31 gennaio. Chi si immagina un film di spionaggio o un thriller resterà deluso, o spiazzato, in ogni caso coinvolto in questa storia incredibile che oggi, qui a Roma nei locali dell'ANICA, ci viene presentata dal regista Stefan Ruzowitzky insieme ad Adolf Burger (nella foto), uno dei protagonisti della vicenda da cui ha tratto ispirazione il film.
Il falsario, infatti, non è altro che un ebreo deportato nei campi di concentramento durante la guerra, che grazie alla sue capacità verrà sfruttato dai nazisti per falsificare e produrre in quantità industriale sterline inglesi e, possibilmente, dollari americani.
La vicenda del film ruota intorno a due personaggi, il falsario appunto e il tipografo, che boicotterà il progetto di replicare i dollari nella speranza che nel frattempo il regime nazista crolli e di tornare tutti liberi. Ma come nasce la storia vera? Adolf Burger, ora novantenne ma ancora straordinariamente vitale e loquace, è un testimone diretto di quegli orrori che tutti ricordiamo anche senza averli vissuti nemmeno indirettamente. Era un tipografo professionista di un villaggio slovacco e si trovò a falsificare dei certificati di battesimo per salvare vite umane: era stata infatti emanata dai nazisti una legge secondo cui tutti i cittadini cattolici battezzati prima del 1938 sarebbero risultati ariani. Una volta scoperto che era ebreo, Burger fu deportato l'11 agosto del '42, un giorno prima del suo compleanno, ad Auschwitz. E ci racconta con calma e passione insieme che questo campo assurto a simbolo dello sterminio degli ebrei non era poi tanto orrendo, era pulito, le strade avevano il pavimento, si mangiava. Dopo tre mesi, il tipografo fu spostato a Birkenau e scoprì l'inferno. Con i suoi compagni viveva in una stalla, senza cibo né acqua, senza sapone; tutto era studiato per distruggere e poi cancellare queste persone, che per i nazisti non erano più esseri umani. Questo campo era stato soprannominato NN, "Notte e nebbia" (chi non ricorda il bellissimo film omonimo di Alain Resnais?)
Solo dopo un anno e mezzo Burger fu spostato di nuovo, questa volta con l'intento di sfruttare a pieno i suoi "skills", nel campo di Sachsenhausen insieme ad altri "specialisti" come il maestro falsario Smolianoff (il protagonista del film, interpretato in modo magistrale da Karl Markovics) per mettere su un laboratorio segreto e produrre denaro falso. 134 milioni di sterline false furono prodotte da 140 prigionieri "speciali", la cui vita aveva un senso solo fin tanto che falsificavano denaro per i nazisti. banconote perfette, identiche agli originali (il vero tipografo Burger ci ha mostrato una di queste banconote, insieme al suo libro biografico).
Oggi Adolf Burger è l'unico sopravvissuto di questa vicenda e ha collaborato attivamente alla realizzazione del film, come consulente storico e forse anche come ispiratore più sincero. 
La storia del film nasce dalla richiesta di due diversi produttori che più o meno contemporaneamente chiedono al regista di sviluppare una storia su questo tema. Un segno del destino, ci dice Ruzowitzky, e allo stesso tempo uno stimolo a fare un vero film, non una lezione di storia.
Coinvolgente, forte, intenso. Obiettivo raggiunto? Per saperlo c'è solo un modo: andare a vedere Il falsario.

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