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IO SONO LEGGENDA

di Francis Lawrence

Soggetto: dal romanzo omonimo di Richard Matheson
Sceneggiatura: Mark Protosevich e Akiva Goldsman
Fotografia: Andrei Lesine, A.C.S./A.S.C.
Montaggio: Wayne Wahrman, A.C.E.
Musiche: James Newton Howard
Scenografia: Naomi Shohan
Interpreti: Will Smith, Alice Braga, Charlie Tahan, Salli Richardson, Willow Smith, Darrell Foster, April Grace, Dash Mihok
Produzione: Akiva Goldsman, James Lassiter
Distribuzione: Warner Bros
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 100'
Data di uscita: 11 gennaio 2008
Titolo originale: I am Legend
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Sito italiano     
Soundtrack

IO SONO LEGGENDA
2 e mezzo

Da qualche tempo a questa parte, la tendenza della fantascienza (perlomeno quella mainstream) è quella di recuperare gli scrittori classici del genere, non senza d'altra parte rifarsi (altra tendenza in voga ad Hollywood) ai film che per primi si sono ispirati a quegli autori. Così, dopo il recupero spielberghiano di Welles con La guerra dei mondi e quello di Asimov con Io, robot è giunto il momento di un altro mostro sacro della fantascienza moderna: Richard Matheson con il suo indiscusso capolavoro letterario Io sono Leggenda.
Terza trasposizione dell'acclamato romanzo dopo il semisconosciuto (a quanto pare, immeritatamente) The last man on the Earth (1964) diretto da Ubaldo Ragona con la sceneggiatura dello stesso Matheson e interpretato da Vincent Price, e il più classico 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (The Omega Man) interpretato da Charlton Heston per la regia di Boris Sagal e datato 1971. La sceneggiatura di quest'ultimo film è stata la seconda fonte d'ispirazione per il terzo remake di Io sono Leggenda, che infatti conserva molte analogie con la trasposizione del 1971, nonostante Lawrence cerchi di rimischiare entrambe le versioni con quella originale e di attualizzare il tutto legando la non meglio precisata epidemia che ha trasformato tutti in vampiri ad una trasformazione letale di una straordinaria cura contro il cancro. Questa attualizzazione di certo riesce a dare una diversa lettura alla storia di Matheson ma è anche la causa del fallimento parziale del film interpretato da Will Smith.
La fantascienza di Matheson è una fantascienza che ha il suo punto di forza nell'usare uno dei meccanismi classici del genere (il ribaltamento) come strumento d'indagine della realtà umana, scavandone l'anima fino a toccarne il cuore, evidenziandone paure, paradossi, contrasti. Alle situazioni estreme in cui vengono catapultati i suoi personaggi (spesso soli e abbandonati come in Io sono Leggenda o in Tre millimetri al giorno) corrispondono reazioni altrettanto estreme, tanto da diventare profondamente universali.
L'aggiunta della consapevolezza della vera responsabilità del virus (ovvero non la natura, ma l'uomo è interamente causa del disastro) non fa che acuire ed estremizzare ulteriormente la situazione di partenza: ecco dunque che il personaggio di Neville, interpretato da un ottimo Will Smith, si ritrova a dover sopportare, oltre al suo destino di solitudine assoluta, anche il pesantissimo fardello di un senso di colpa a cui non può porre rimedio. In rilievo, dalla soluzione più particolare possibile, appare, paradossalmente, l'universalità del rapporto tra uomo e natura, dell'eterno problema etico della scienza. Neville è contemporaneamente Scienza e genere umano nella sua totalità: è un paradosso assoluto e universale. L'indagine fatta partire da Matheson raggiunge qui il suo apice: universale e particolare, relativo e assoluto si incontrano e si scontrano nel personaggio di Neville, unico superstite in una New York integra ma completamente svuotata. L'effetto è straniante e agorafobico come mai forse in passato si sarebbe potuto rendere: nell'immensamente grande, l'immensamente piccolo Neville consuma la sua solitudine di ultimo uomo sulla terra. Ancora più atroce e inquietante la sorte dello scienziato sopravvissuto: l'Universale è unico e solo, la discrepanza, peggio che viverla, non può essere comunicata. L'Uomo tende al suo antipode, il manichino, corpo svuotato dallo sguardo fisso, ben più inquietante e decisivo del busto di Giulio Cesare del film del 1971, o, per converso, tende ad umanizzare a sua volta l'unico amico rimasto, il cane Sam, la cui straziante morte è il culmine dell'operazione mathesoniana messa a punto con solidità da Lawrence, pur dovendo mantenere uno stile mediamente mainstream e condire di tanto in tanto l'azione con qualche spavento prefabbricato ad opera di qualche vampiro (che stavolta sono davvero vampiri, anche se per qualche malaugurata sorte assomigliano all'odiosissimo Voldemort di Harry Potter, il che non gioca molto a favore del film, anche in termini di credibilità).
Ma se Lawrence (anche e soprattutto grazie alla bravura di Smith) riesce a mantenere in piedi tutta la prima parte ecco che con l'arrivo dei nuovi personaggi tutto crolla su se stesso: la causa della sua rovina è quella della sua gloria. L'attualizzazione messa a punto da Lawrence apre quasi inevitabilmente al rapporto tra scienza e fede. Il che non sarebbe stato a priori qualcosa da evitare, se non fosse che tutto scade in facili misticismi da quattro soldi con trionfi di facili metafore e simboli vari (la farfalla). Non solo: il tutto viene accompagnato, probabilmente per questioni di contratto (è pur sempre un mainstream) da una frettolosa sequenza action che cerca di ribaltare l'agorafobia iniziale in una claustrofobia altrettanto forte e inquietante, strizzando l'occhio alla straordinaria opera prima di John Carpenter Distretto 13: Le brigate della morte (Assault on precint 13). Ma al contrario dell'inquietante film di Carpenter, qui la tensione non viene costruita ma pretesa per il solo fatto di stare chiusi dentro una casa e venire assaliti da esseri mostruosi e dotati di forza sovrumana; sacrificio finale e happy end al miele chiudono (in)degnamente il tutto. La frittata è fatta: tutto quello che di buono si era costruito viene vanificato in poco più di mezz'ora.
Tuttavia, nonostante i difetti e la sua matrice palesemente commerciale, Io sono Leggenda è un film che si fa piacevolmente vedere; se è vero che di remake ne abbiamo piene le orecchie, ha il grande merito di riproporre sullo schermo uno dei più grandi maestri che la fantascienza possa mai annoverare. Chissà che qualche bambino, come lo è stato per tanti altri bambini delle generazioni passate, non si innamori della fantascienza e del cinema in questo modo. D'altronde non è a questo che servono questo tipo di film? Noi crediamo di sì.

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