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L’ALLENATORE NEL PALLONE 2
di Sergio Martino
Soggetto: Luca Biglione, Romolo Guerrieri, Sergio Martino, Luciano Martino, Franco Verucci
Sceneggiatura: Lino Banfi, Luca Biglione, Riccardo Cassini, Romolo Guerrieri, Sergio Martino, Franco Verucci
Fotografia: Bruno Cascio, Giancarlo Ferrando
Montaggio: Alberto Moriani, Eugenio Alabiso
Musiche: Amedeo Minghi "con la collaborazione di Oronzo Canà"
Scenografia: Fabio Vitale
Costumi: Valentina Di Palma
Interpreti: Lino Banfi, Giuliana Calandra, Biagio Izzo, Stefania Spugnini, Alessandro Bonanni, Anna Falchi, Maurizio Casagrande, Max Parodi, Milo Coretti, Emilio De Marchi, Andrea Roncato, Camillo Milli, i gemelli Ceccarelli
Produzione: Dania Film, Rodeo Drive, Vip Media in collaborazione con Medusa
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: Italia, 2008
Durata: 108'
Data di uscita: 11 gennaio 2008
Sito ufficiale
Oronzo Canà risorge dal proprio buen retiro: la Longobarda è tornata in serie A, a causa delle inadempienze economiche di un altro club, e i nuovi dirigenti - Willy Borlotti, nipote del vecchio presidente, e l'ambiguo russo Ramenko - vogliono ancora lui in panchina. I tempi sono cambiati, ma la ricetta del vecchio allenatore è sempre la stessa: 5 - 5 - 5, modulo a farfalla e magari un campione che impedisca alla squadra la quasi certa retrocessione: non certo il brocco giapponese Kiku, ma il brasiliano Caninho, il cui nome desta più di un sospetto...
Torna al cinema Lino Banfi, e tutto o quasi assomiglia a un ritorno al passato. Meglio, ad assistere all'Allenatore nel pallone 2 sembra che il tempo si sia fermato: non certo nella descrizione (a dire il vero vacua, ma si fa per ridere) di un contesto calcistico ormai stravolto da scandali, veline e corrotti, quanto per un tentativo di ritorno al cinema popolare di una volta che il film ripropone integralmente nelle gag come nei volti: il cast originale è recuperato in toto, dalla Calandra a Roncato (decisamente spento rispetto al Bergonzoni dei ruspanti anni ‘80, ma questa è un'altra storia) passando per l'irrinunciabile cameo di Aristoteles/Urs Althaus. Anche regista e sceneggiatori, salvo un paio di nomi, sono gli stessi. Ed è impossibile seguire questo nuovo film senza accostarsi mentalmente al prototipo, sull'ala di nostalgia e ricordi peraltro soggettivi. Perché, naturalmente, di difetti il film ne ha parecchi; le gag sono di grana grossa, il ritmo latita, la regia è improvvisata e le scene sovente tagliate con l'accetta. Proprio come allora. E anche l'intesa col pubblico è quella di un tempo, si è indulgenti come lo si è davanti alle proprie marachelle d'infanzia: quando Canà vede il nipotino giocare al PC con la sua Longobarda di un tempo, o quando interviene a Sky per parlare dei tempi andati, sembra quasi scattare il meccanismo di perversa malinconia che permeava il recente Rocky Balboa di Stallone. Idem dicasi per l'intera prima parte, con i continui rimandi al primo film fino all'esilarante apoteosi: il funerale del povero Crisantemi, un'occasione per riunire al cospetto di Canà gli invecchiati Graziani e Pruzzo in compagnia di Antognoni.
Banfi/Canà è entrato nell'immaginario collettivo. Le frotte di partecipazioni sportive illustri, ben più che nel primo Allenatore, sono lì a dimostrarlo (Totti, Buffon, Del Piero, ecc.); per contro, inevitabile dazio da pagare quando non si vuole scontentare nessuno, il film graffia assai meno del precedente, che pure non brillava per eversività.
Banfi, naturalmente, ne esce a testa alta; con lui, prima o poi, almeno una risata è assicurata. Con lui la Falchi, che sa infondere al proprio personaggio un'ironia che forse da lei non ci si aspettava. Pollice verso invece per Biagio Izzo, anch'egli una conferma ma in negativo, le atroci musiche di Amedeo Minghi (autore di una "marcia di Oronzo" che guarda agli Oliver Onions con l'aiuto di un Potentissimo Cannocchiale) e per i tremendi gemelli Ceccarelli (niente di personale) nei panni dei nipoti dei gemelli ultrà che nel 1984, in una scena ormai di culto, festeggiarono Canà e la promozione della Longobarda afferrandone involontariamente le pudenda.


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