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UN RIPARO PER IL CINEMA ITALIANO
Il regista Marco Simon Puccioni, insieme al produttore, la sceneggiatrice e le due brillanti attrici presentano Riparo, in sala dal 18 Gennaio
La conferenza stampa romana di Riparo è l'occasione anche per presentare la neonata casa di distribuzione italiana, la Movimento Film, che nasce appunto per portare in sala il film di Marco Simon Puccioni. Il responsabile è lo stesso Mario Mazzarotto, che del film è anche produttore: "È un film nel quale abbiamo creduto tanto, e che abbiamo venduto in molti paesi, anche in Canada e negli Stati Uniti".
"Ci sembrava assurdo" continua Mazzarotto "che non riuscissimo a distribuirlo in Italia, mentre in Francia uscirà (in italiano con i sottotitoli francesi) in almeno 25 copie. Allora abbiamo dovuto inventarci una casa di distribuzione, e con l'aiuto del Circuito Cinema riusciremo a portare in sala almeno 15-20 copie anche in Italia". Insomma, siamo di nuovo di fronte ad un buon film italiano che ha vinto decine di premi in giro per il mondo e trova difficoltà ad essere distribuito in Italia, nonostante la partecipazione di un'attrice come Maria de Medeiros (nella foto, con Antonia Liskova) sempre più conosciuta anche nel nostro paese. Presente anche lei alla conferenza, sempre più spigliata con la lingua nonostante sia portoghese e viva in Francia, ha parlato della difficoltà di interpretare una donna friulana (con relativo accento, anche se poco forte), e di come si sia innamorata della sceneggiatura di questo film "pasoliniano e che ricorda un po' Love Streams (Scia d'amore) di Cassavetes". Abituati a molte attricette a cui alle conferenze stampa vengono fatte le domande più stupide, ascoltare l'attrice portoghese che parla del film meglio di un critico è davvero un piacere.
Antonia Liskova, slovacca ma ormai italiana d'adozione, ha alle spalle una lunga gavetta televisiva e poche incursioni nel cinema. Ma, nonostante la scarsa esperienza con il grande schermo, non sfigura e le incertezze sono davvero poche: "avevo paura di cadere nel ridicolo, invece mi sono stati tutti molto vicini. Mia madre, tra l'altro, ha lavorato per vent'anni in una fabbrica di scarpe, quindi mi ha aiutato ad immedesimarmi nella parte".
Rilascia alcune dichiarazioni anche il regista, Marco Simon Puccioni, al suo secondo lungometraggio. In particolare ci spiega l'ambiguo e duplice significato del titolo: "C'è naturalmente l'idea del coprire, del riparare appunto, ma anche quella del riparo nel senso di aggiustare qualcosa di rotto. Ho pensato che entrambe calzassero per il film. è un titolo che significa anche dignità: un casa, un tetto, un lavoro".
Un titolo azzeccato per una pellicola che dovrà farsi spazio in mezzo a diversi colossi distributivi.


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