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UN “COUS COUS” CHE METTE D’ACCORDO PUBBLICO E CRITICA

Abdellatif Kechiche e l'attrice Hafsia Herzi presentano a Roma il film vincitore "morale" della scorsa Mostra del Cinema di Venezia (Lucky Red, in uscita l'11 gennaio)

UN “COUS COUS” CHE METTE D’ACCORDO PUBBLICO E CRITICA

"Il leone d'oro del pubblico e della critica", titola il press book, molto curato, che accompagna la presentazione in Italia del nuovo film di Abdellatif Kechiche (nella foto), Cous cous (La graine et le Mulet), premiato comunque all'ultimo festival di Venezia (Gran Premio della giuria e Premio Miglior attrice rivelazione) e in uscita nelle sale italiane l'11 gennaio. Difficile dire se questo film, così denso e impegnativo, meritasse o meno il Leone d'oro piuttosto che il patinato Lussuria di Ang Lee.
Di certo il regista sembra trovarsi più a suo agio qui a Roma, alla casa del Cinema, disteso e pronto a rispondere alle molte domande dei critici con la stessa cascata di parole che caratterizza i dialoghi del suo nuovo film. Per realizzare queste lunghissime sequenze parlate, il regista ci spiega che ha voluto trascorrere molto tempo con gli attori prima delle riprese; fondamentali dunque le prove, per far conoscere il meglio possibile le persone tra loro e familiarizzare poco alla volta con i personaggi, facendoli entrare in sé per così dire, senza alcuna imposizione registica.
"Devono cadere le inibizioni e si deve respirare un'energia vitale, che poi potrà essere catturata sul set". Un approccio estremamente realistico, quindi, teso a eliminare nel risultato finale ogni filtro tra la "materia viva" che realizza il film e le immagini che verranno poi proiettate sullo schermo. Il fatto che Kechiche abbia recitato molto in teatro e abbia quindi un'esperienza attoriale diretta lo ha aiutato molto, ci dice, a entrare nella psicologia di ogni singolo membro del cast, con tutte le differenze del caso. Con Bruno Lochet, l'attore che impersona  Mario, era necessario dare molte indicazioni, di ogni tipo, anche molto pratico. Al contrario, nel caso di Hafsia Herzi (la protagonista, Rym), "ho capito che questa giovane attrice voleva molta più libertà. Anche lei, alla fine, come tutti gli altri, non recita ma vive il personaggio".
Già un successo in Francia, dove dalle iniziali 90 copie il film è già passato a 150, Cous cous vuole raccontare una storia, una storia familiare tipica dei tanti emigranti di cultura araba giunti in Francia negli anni Sessanta e Settanta. Il cibo che vediamo mangiare così spesso nel film, specialmente il piatto tipico del cous cous, vuol essere un segno di identità, un po' come la pasta per gli italiani. Unisce in qualche modo tutti, lasciando sullo sfondo tutti i conflitti e i piccoli grandi drammi che rispecchiano la vita quotidiana.
Kechiche ci spiega che nel film c'è una dose di improvvisazione e di libertà che ha chiesto agli attori di essere se stessi, e che addirittura voleva far recitare suo padre nel film (scelta scartata solo a causa della sua scomparsa e motivo della dedica del film al padre stesso). La splendida Hafsia Herzi, a cui è stato chiesto per il ruolo di ingrassare almeno 15 chili, dichiara timidamente di essersi lasciata andare a un personaggio completamente diverso da lei. Di certo dona luce e magia a questo film; parla poco. Si trasforma. E si muove come nessun altra.
Forse senza rendersene conto, il bravo Kechiche ha scoperto un nuovo talento che paradossalmente si muove agli antipodi della sua idea di cinema. Scaltrezza del regista o genialità? Chissà... Intanto Kechiche sta mettendo in cantiere un film in costume, ambientato nel Settecento. Segno di una nuova "rottura" stilistica in atto.

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