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I LUNGHI CAPELLI DELLA MORTE
di Anthony Dawson
Cast: Barbara Steele, George Ardisson, Halina Zalevska, Umberto Raho, Laura Nucci, Giuliano Raffaelli, Nello Pazzafini, Jeffrey Darcey
Nazionalità e anno: Italia, 1964
Distribuzione: RaroVideo
Edizione: italiano, inglese
Sottotitoli: italiano
Audio: dolby-digital 2.0
Schermo: letterbox 4/3 1.66:1
Durata: 94'
Extra: Intervista a Edoardo Margheriti (10'40"); intervista ad Antonio Tentori (6'17"); Cataloghi del gruppo editoriale Minerva/RaroVideo (testuale su traccia ROM).
Note: Prodotto di discreta qualità nell'insieme. Se ad un audio potente e ben distribuito, grazie ad una buona equalizzazione del suono, che esce fluido e brillante corrisponde (in negativo) una qualità dell'immagine appena sufficiente, con un Bianco e Nero poco contrastato (problema derivante da un non perfetto master, peraltro pieno di graffi e sporcatore varie), rialzano la qualità del prodotto i due contenuti speciali: due interessanti interviste, una al figlio di Margheriti (in arte Anthony Dawson) e e l'altra ad Antonio Tentori (curatore della collana).
Corretto il formato cinema riprodotto sul DVD.
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.rarovideo.com/
Titolo originale: I lunghi capelli della morte
Qualità artistica: Buona
Qualità immagine: Sufficiente
Qualità audio: Buona
Qualità extra: Buona
Più che un horror gotico, questo di Antonio Margheriti/Dawson, lo definiremmo un "thriller gotico", perché più che mostrare immagini orrorifiche il plot si incentra sui misteri che il thriller cela, anche se poi tutto è manifesto e non ha bisogno di essere "scoperto" poco alla volta, però gli stilemi sono quelli del genere thriller con assassini compiuti in nome del potere, del sesso... personaggi maledetti che non possono che trovare contro di se le forze della vendetta... Questo I lunghi capelli della morte, che segue Danza macabra (horror cult sempre di Margheriti), è un film che segue i canoni classici del thriller "macchiati sapientemente" da qualche goccia di horror e "venati" da una sottile tensione erotica che si rende esplicita con uno "sguardo veloce" sui seni di Barbara Steele.. un'immagine quasi subliminale ma che all'epoca della sua uscita bastava per bollare il film come minimo "ai minori di 18 anni" (invece il film ha solo il divieto dei 14 anni). Un "francobollo" sufficiente a dare quel tocco in più al film, e per smorzare anche quella morbosa sensualità che sottende a tuta la storia. Mostrando un seno si "stempera" quella sessualità crescente che dall'inizio del film ammanta la pellicola. Quindi un thriller venato di erotismo e di horror che Margheriti/Dawson, considerato uno dei più abili mestieranti del cinema italiano (spaziando nei generi con grande carattere), conduce da par suo, senza tentennamenti e con grande rigore filologico dall'inizio alla fine, dando vita ad un piccolo capolavoro, che non sfocia nel cult per alcune piccole ingenuità ed alcune piccole mancanze, ma che si nutre di stille di perversa passione, di amore/odio spinto all'eccesso, di trame ordite ai danni della purezza. Un film, questo di Margheriti, che deve essere rivisto e rivalutato (come tutta la produzione del regista italiano) per quello che è: una piccola gemma nel mare magnum del cinema italiano di quegli anni, troppo preso da commedie facili (cascami della commedia all'italiana), da musicarelli e da cinema "impegnati e colti" che "colmavano" i tanti schermi del periodo, mettendo un po' a latere questo cinema "di serie B e serie C" tacciato di essere "scarto cinematografico. Mai errore più grande fu commesso dai critici e dai potenti distributori dell'epoca perché questo era cinema d'esportazione (tra i pochi in assoluto) che vendeva all'estero ed era assai apprezzato sui mercati e nelle sale straniere. Insomma quel cinema che permetteva all'altro cinema di sopravvivere al provincialismo e al gretto "bisogno" di creare "opere d'arte" quando in realtà il cinema è in primis industria.
Ma a parte questa piccola considerazione sul cinema in assoluto, I lunghi capelli della morte va per la sua strada, con le sue trame e sottotrame che nascondono mille ed uno segreti, con una Barbara Steele, vera musa degli anni '70, straordinaria, intensa con i suoi occhi e con la sua fisicità che da sola irrompe sullo schermo come un fulmine che squarcia i petti degli spettatori... Ma il film non è solo Barbara Steele, ma un'ingegnosa messa in scena delle trame di corte del XVI secolo, dove le donne contavano poco o nulla (in apparenza), dove la chiesa deteneva il vero potere e i nobili avevano potere di vita e di morte sui loro "cittadini". Su questo sfondo Margheriti scrive una storia affascinante, ammaliante, seducente... come la bellezza fredda/calda di Barbare Steele e come quella più giunonica e rassicurante di Halina Zalevska. Due bellezze agli antipodi che però sono complementari e sodali, perfette nei due poli nei quali si aggira il film. Una piccola perla di un cinema sempre troppo criticato e finalmente che, con il passare degli anni, si sta sdoganando del tutto...


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