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GIOVANNA MEZZOGIORNO E MIKE NEWELL, INSIEME NEL NOME DI MÁRQUEZ
Attrice e regista insieme alla presentazione del film L'amore ai tempi del colera, tratto dal romanzo omonimo dello scrittore colombiano, in sala dal 21 dicembre (01 Distribution)
La bella Giovanna Mezzogiorno (nella foto) guarda con occhi pieni di ammirazione Mike Newell. "È grazie alla possibilità incredibile che mi ha dato Mike che ho potuto prendere parte ad un progetto tanto importante. Fino all'ultimo non sapevo se avrei interpretato o no il personaggio, ed entrare nella sua vita pur per un breve periodo è stata un'avventura". È stato infatti il regista di Donnie Brasco e del quarto capitolo della saga di Harry Potter a volere fortemente l'attrice italiana nell'adattamento de L'amore ai tempi del colera, bestseller di Gabriel García Márquez.
"Ho scelto Giovanna per la sua grandissima professionalità - ha detto - perchè è cresciuta fin da piccola recitando, vivendo in mezzo agli attori. E' un cavallo di razza da questo punto di vista. Poi per i suoi fantastici occhi azzurri, che colpiscono e catturano, in una terra come quella colombiana dove il 99% delle donne ha occhi e carnagione scura, ambrata".
Nessun paragone tra il riadattamento del libro di Márquez e quello della Rowling: "Harry Potter è stato facilissimo da scrivere; è bastato prendere il libro e tagliarlo con l'accetta, eliminarne parti intere. Questo è stato invece il film più difficile che abbia mai fatto. Márquez racconta una grande storia, una storia umana, e ogni cosa che toglievo era un dolore, me ne pentivo subito dopo".
Un film tanto difficile che la paura era tanta, confessa la Mezzogiorno: "C'era il terrore di non riuscire bene, di sbagliare le battute, la scena. In più bisognava affrontare la complessità del crescere del personaggio, del suo evolversi negli anni. Anche se la mia non era assolutamente una paura di vedermi invecchiata negli anni, no, quello non mi spaventava per nulla. Il mio, quello di Fermina, è un personaggio veramente complesso, molto moderno, e che per questo non vive una vita facile, si priva di tutto il romanticismo, il sentimentalismo che la vita le può offrire. Ma ha una grande determinazione, una grande costanza, è per questo che la ammiro moltissimo".
Newell rifiuta l'idea che quella raccontata da Márquez, e dal film, sia un po' una favola, un qualcosa d'impossibile nella realtà: "Quella che descrive il libro è una realtà, è vera, io lo so bene. D'altronde Márquez scrive solo di cose concrete. Lo stesso libro ha qualcosa di autobiografico in fondo, lo si evince anche dal fatto che lo dedichi alla moglie". Tale è la complessità dell'opera, e probabilmente l'inadeguatezza della pellicola, che viene sintetizzata felicemente da una battuta della Mezzogiorno: "Non so proprio come hanno fatto a non fare un film lungo sei ore".
Il giudizio finale lo lasciamo al pubblico pagante.


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