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LA PROMESSA DELL’ASSASSINO – Colonna sonora originale
di Howard Shore
Track listing:
1. Eastern Promises 5:04
2. Tatiana 5:11
3. London Streets 1:56
4. Sometimes Birth and Death Go Together 1:53
5. Trafalgar Hospital 1:33
6. Vory v Zakone 0:48
7. Slavery and Suffering 2:00
8. Nikolai 1:19
9. Kirill 2:09
10. Anna Khitrova 3:25
11. Eagle and Star 1:25
12. Nine Elms 6:15
13. Like a Place in the Bible 1:22
14. Trans-Siberian Diary 2:24
Durata totale: 36:44
Etichetta: Sony Classical
Anno: 2007
Corde tese. Come le carni dei corpi cronenberghiani. Che stridono e gridano sotto l'apparenza elegante. Lamenti strazianti contenuti nella forma, sangue che schizza con ordine. Il violino è principe nell'ultimo lavoro Shore - Cronenberg (La promessa dell'assassino). Dapprima traccia la linea melodica, cupa, da secco requiem, passaggi semplici che costruiscono spazi complessi. Poi ricama lentamente, portandoti nel vortice di virtuosismi semplici, mai insistiti o esibiti.
Le carni si tendono sempre di più, si strappano ma senza evidenza. Il preludio è dato dai due brani iniziali, la title-track e Tatiana, dittico gemello nelle durata che propone lo schema della variazione e introduce un'atmosfera di somma cupezza e di morte imminente con aperture minime e ancor più dolorose verso la solarità create dalla crescita evolutiva del brano. La voce del violino si staglia sul fondo nero e agitato d'atmosfera di dolce mistero. Traccia il percorso l'elegante tema che viene riproposto quando la strada sembra deviare eccessivamente. È un viaggio senza spazi, tra ombre e nebbie, in cui il sottofondo talvolta (Vory v Zakone) si arricchisce di cimbali e clarinetti soffiati da fiati che sembrano emessi da spiriti d'uomini d'altri tempi, che spingono navi su mari neri in tempesta.
Si viene così traghettati in un regno immobile, di cori sacri (Slavery and Suffering, brano unicum e di svolta) che hanno perso ogni trascendenza. Per riprendere la strada del ritorno, per distendere la tensione accumulata. La seconda parte della soundtrack sembra assumere così un andamento inviluppante, una circolarità ipnotica con maggiori aperture verso suoni meno ombrosi (Anna Khitrova), quasi a trovare una via di fuga nel sogno, la scelta dell'incubo rispetto alla cupa realtà. E il lavoro, dopo il tratto uniforme, si chiude lavorando su piccoli picchi ritmici (Nine Elms, Trans-Siberian Diary), note ostinate e ribattute, nuove tensioni, stavolta nervose. Segni del risveglio dall'incubo. Preludio di nuove carni tese. E di corde che devono necessariamente tendersi per poter essere suonate.


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