Menu principale

Login utente

Commenti recenti

Scambia informazioni

Syndicate content

TEMPO DI BILANCI PER IL TORINO FILM FESTIVAL

Si chiude il festival con la proiezione del nuovo Cronenberg e la vittoria di Garage

TEMPO DI BILANCI PER IL TORINO FILM FESTIVAL

Con la proiezione di Eastern Promises di David Cronenberg si è concluso il nuovo festival di Torino, edizione numero 25, la prima dell'era Moretti. Per la cronaca, vince Garage dell'irlandese Lenny Abrahamson, menzione speciale per The elephant and the sea di Woo Ming Jin, Malesia. Un festival profondamente rinnovato rispetto allo scorso anno, ma se continuità forse non è la parola adatta per parlare dell'evoluzione del festival non siamo molto lontani e nel complesso va detto che l'idea del TFF non è stata intaccata più di tanto.
Lo scorso dicembre ci siamo occupati in due articoli di quello che stava succedendo sotto la Mole, con il cambiamento ai vertici del TFF e l'arrivo di Moretti. Il primo passo della nuova dirigenza era stato  l'annuncio delle retrospettive, Wim Wenders e John Cassateves. Quest'ultima, assolutamente necessaria, è stata organizzata piuttosto bene, recuperando anche molti titoli quasi dimenticati e del Cassavetes attore. Wenders invece, nonostante alcune chicche e rarità, era tutt'altro che indispensabile, dato l'alto numero di iniziative dedicate al maestro tedesco che si succedono in giro per l'Italia e non solo. Rimane il fatto che quello che era il punto forte del festival, le retrospettive, è stato in gran parte esautorato della proprie valenze: ci pare che Chabrol - Bargellini - Aldrich - Jorda - Sarno dello scorso anno fossero scelte più coraggiose ad anche più consistenti. E non basta l'interessante formula de L'Amore degli inizi, di cui abbiamo già parlato, per tirare su la baracca.
Capitolo concorso: questo è stato per anni il punto debole del festival, e Torino25 ha fatto in proposito enormi passi in avanti, presentando opere mediamente interessanti. Non si può dire lo stesso di Panorama Italiano e Anteprime con molte opere in uscita nelle sale o non all'altezza della situazione, ma il morbo che sempre e comunque fa rincorrere "l'attenzione per il cinema italiano" ha colpito anche il TFF. Queste due sezioni, ed in parte anche il Fuori Concorso, dimostrano quello che temevamo potesse succedere anche a queste latitudini: la necessità di presentare attori ed attrici vagamente noti, un ideale ed ideologico red carpet insomma, con la possibilità di sfoderare anteprime e prime visioni. Quanto prime poi è un altro discorso, dato che il festival ha attinto a piene mani dai festival di seria A (Toronto, Cannes, Berlino, Locarno ecc ecc) presentando poche prime mondiali ed europee, ma questo non è necessariamente un male se il prodotto è buono: insomma, ben venga Sokurov anche se è già stato a Cannes, rimangano pure a casa i Del Monte e combriccola varia anche se nessuno li ha ancora visti.
Da La Zona e Lo stato delle cose provengono, come abbiamo già sottolineato, le visioni più interessanti: alternative, sui generis, fuori da ogni controllo, sanamente indipendenti, soprattutto ne La Zona abbiamo visto un campionario di cinema possibile ma soprattutto necessario, lontano da ogni idea di commerciale e commercializzabile. Le due sezioni più interessanti sono state, naturalmente, anche le meno viste, pubblicizzate, analizzate, costringendoci a visione clandestine ai limiti del segreto cinematografico (alla fine di Autohystoria la sala contava di 6 persone...). Del resto, la stampa nazionale accorsa in massa quest'anno per santificare il festival torinese finalmente purificato dal reietto Rondolino, non avrebbe potuto titolare a tutta pagina su Ken Jacob, Ran Slavin o Gianikian e Ricci Lucchi.
Per finire il panorama delle sezioni, continuano indisturbate il loro percorso Spazio Torino, Italia.corti e Italia.doc, quest'ultima con molti documentari politici su occupazioni, presidi e quanto di simile.
Insomma, non bisogna essere troppo ingenerosi con questo nuovo festival, nonostante non sia tutto ora quello che luccica. TFF guarda sempre più insistentemente a Locarno, ma senza avere una piazza da 11.000 posti, 60 anni di tradizione ed una macchina organizzativa di quel tipo. Si cerca un equilibrio tra sperimentalismo e anteprime, mainstream ed avanguardia, francamente difficile ma di certo non impossibile se ci sarà la volontà. Abbiamo visto una sorta di edizione zero di un nuovo Torino Film Festival, e se il passato "pesa" è ancora sul futuro che premono molti punti interrogativi.

I premi principali:

La Giuria della sezione Torino 25 - Concorso internazionale lungometraggi, presieduta da Piers Handling (Canada) e composta da Robert Guediguian (Francia), Aki Kaurismaki (Finlandia), Carlo Mazzacurati (Italia), Laura Pariani (Italia) André Techiné (Francia) e Jasmine Trinca (Italia), ha decretato la vittoria di Garage di Lenny Abrahamson (Irlanda 2007) come Miglior film. Premio speciale della giuria a The elephant and the sea di Woo Ming Jin (Malesia-Olanda, 2007), mentre i premi per la migliore attrice e il miglior attore sono stati assegnati rispettivamente a Joan Chen per il film The home song stories di Tony Ayres (Australia, 2007) e a Kim Kang-Woo per il film Gyeongui seon/The Railroad, di Park Heung-sik (Corea del sud, 2006).

Il premio Cipputi 2007 per il miglior film sul mondo del lavoro è stato vinto da Cristina Comencini per il film In fabbrica (Italia, 2007). Nella sezione Italiana.Doc, la giuria composta da Daria Menozzi, Bruno Oliviero, Stefano Savona ha assegnato il premio come Miglior documentario italiano a La nacion mapuce di Fausta Quattrini (Svizzera/Italia/Argentina, 2007) e il premio speciale della giuria a L'esame di Xhodi di Gianluca e Massimiliano De Serio (Italia, 2007). Menzione speciale per Biutiful cauntri di Esmeralda Calabria, Giuseppe Ruggiero e Andrea D'Ambrosio (Italia, 200/).

Nella sezione Italiana.Corti la giuria composta da Alessandro Angelini, Pappi Corsicato e Claudio Santamaria ha premiato come miglior cortometraggio italiano il film Giganti di Fabio Mollo (Italia, 2007) e ha assegnato il premio speciale della giuria a Primogenito complesso di Lavinia Chianello e Tomàs Creus (Italia/Brasile, 2007). Una menzione speciale alla pellicola Il resto di una storia di Antonio Prata (Italia/Svizzera, 2007).

accedi o registrati per inviare commenti