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BRICK

di Rian Johnson

Sceneggiatura: Rian Johnson
Fotografia: Steve Yedin
Montaggio: Rian Johnson (non accreditato)

Musica: Nathan Johnson con Cinematic Undeground
Scenografia: Shara Kasprack
Costumi: Michele Posch
Interpreti: Joseph Gordon-Levitt, Lukas Haas, Nora Zehetner, Matt O’ Leary, Emilie de Ravin
Produzione: Ram Bergman, Mark G. Mathis
Distribuzione: Eagle Pictures
Formato: 35mm, col.
Nazionalità ed anno: Usa, 2005
Durata: 109’
Data di uscita: 30 novembre 2007
Titolo originale: id.
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BRICK
1
Siamo in un campus universitario della California. Un giorno lo studente Brendan riceve una telefonata allarmante da parte della sua ex, che poco dopo viene ritrovata assassinata. Il ragazzo decide di indagare per conto suo. Durante la sua ricerca della verità si imbatte in un mondo underground fatto di droghe e passioni, e per riuscire nel suo intento dovrà calarsi interamente in quell’universo.
Brendan si muove tra Marlowe, Hammett e Sam Spade, in una sorta di hard boiled anni ’40, e si deve confrontare con personaggi ambigui e pronti ad tipo di nefandezza, con i quali il giovane Brendan alla lunga si confronta bene avendo pure lui un passato non propriamente limpido (era stato spacciatore di ogni tipo di droga), il tutto sullo sfondo dell’high school americane, non propriamente immacolate e neppure terrorifiche come da tradizione cinematografica di genere, ma anche molto dirty, dove il sudiciume si nasconde in ogni anfratto.
Un film che parte da interessanti presupposti (legare l’hard boiled al cinema giovanilistico universitario americano) ma che poco alla volta si contorce su stesso (troppi intrighi e personaggi che diventano figurine) per la mera volontà del regista di mettere troppa carne al fuoco (alla fine si avverte la sensazione che non sa bene che strada prendere: se quella disperata o quella investigativa), per la quale alla fine diventa tutto un gran pasticcio privo di nerbo e interesse che scema con il passare dei minuti (cinematografici). Peccato perché l’idea non era male ma i risultati sono quelli di un big boiled e non di un hard boiled, barocco e manierista al tempo stesso senza essere voluto, e dove il giovane “investigatore” non è né Marlowe, né Hammett e tantomeno Sam Spade, ma una fiacca Jessica Fletcher…
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