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CÉLINE SCIAMMA, PERLA IN UN FESTIVAL DI GIOVANI AUTORI
Il TFF conferma la sua vocazione per le opere prime e seconde. Quest'anno molti anche i film corali
Alfred Hitchcock era un bambino grassottello ed oppresso da genitori bigotti e benpensanti. Lang invece amava molto sua madre, nonostante lei fosse ebrea e lui precocemente antisemita. Anche Renoir e Welles sono cresciuti in famiglie quantomeno benestanti, mentre Bergman ha tentato di uccidere la sorellina in fasce. Tati invece era troppo alto per entrare nella foto di classe. Sono le Enfances di alcuni grandi registi raccontataci in questo piccolo film francese, diretto con sicurezza da un manipolo di giovani autori (Ismaël Ferroukhi, Corinne Garfin, Khalil Joreige, Joana Hadjithomas, Isild Le Besco e Yann Le Gal, Safy Nebbou).
I singoli episodi cercano di ricalcare lo stile del regista di cui si racconta, alcuni riuscendoci, altri rimanendo un po' superficiali. Comunque, si tratta di un film curioso e stimolante. Dalle Filippine arriva invece l'ultima opera del giovane talento Raya Martin (23 anni). Autohystoria è una sorta di gara di resistenza per lo spettatore: la prima mezz'ora consiste nella camminata di un uomo sul ciglio della strada, seguito con la telecamera a distanza. In tutto il film si ripetono poi 5-6 sequenze, tutto però di una bellezza e poesia unica. Raya Martin infatti corrode, scarnifica, elimina praticamente del tutto l'azione, lasciando (quasi) solo le immagini e liberandoci da quel giogo insostenibile che vuole il cinema essere solo narrazione. Ci vuole tanta pazienza, ma ne vale la pena.
Ma necessita sicuramente più pazienza la visione degli 88 minuti di Once, musical irlandese presentato (chissà per quale motivo) nella sezione Anteprime. Un film piuttosto ridicolo e patetico, commerciale e piatto, ma che Eagle distribuirà nelle sale italiane: non ne sentivamo davvero il bisogno.
In concorso è stato invece presentato il bellissimo Naissance des pieuvres (nella foto) di Céline Sciamma (classe 1980), al suo esordio assoluto, senza nemmeno passare dai cortometraggi. Film di formazione, stravolge i codici e gli stereotipi di questo tipo di pellicole per restituirci un affresco poetico e teneramente complicato dell'adolescenza francese. Le tre protagoniste quindicenni sono bravissime, il gioco che si crea con la piscina e la squadra del nuoto sincronizzato è affascinante: siamo dalle parti di L'Eau Froide di Assayas ed ancor di più di Barbara Albert. La speranza è che qualcuno se ne accorga e lo distribuisca in Italia.



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