Menu principale

Login utente

Commenti recenti

Scambia informazioni

Syndicate content

LASCIA PERDERE, JOHNNY!

di Fabrizio Bentivoglio

Soggetto e sceneggiatura: Umberto Contarello, Filippo Gravino, Guido Iuculano, Fabrizio Bentivoglio - Liberamente ispirato ai racconti fatti a tavola da Fausto Mesolella
Collaborazione: (sceneggiatura, regia, casting) Valia Santella
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Esmeralda Calabria
Musiche: Fausto Mesolella
Scenografia: Giancarlo Basili
Costumi: Ortensia De Francesco
Interpreti: Peppe Servillo, Valeria Golino, Toni Servillo, Fabrizio Bentivoglio, Antimo Merolillo, Ernesto Mahieux, Lina Sastri
Produzione: Domenico Procacci - Fandango, in collaborazione con Medusa Film e Sky
Distribuzione: Medusa Film
Nazionalità ed anno: Italia, 2007
Durata: 106'
Data di uscita: 30 novembre 2007
Sito ufficiale
Soundtrack
Note: Realizzato con il contributo del Ministero dei Beni Culturali. Il film è presente al 25 Torino Film Festival - Panorama Italiano

LASCIA PERDERE, JOHNNY!
2 e mezzo

Racconto di formazione umana e musicale del diciottenne Faustino Ciaramella (l'esordiente Antimo Merolillo, convincente) nella Caserta e dintorni degli spensierati anni settanta. Improbabili impresari (Ernesto Mahieux), approssimativi maestri di squinternate orchestrine (Toni Servillo), affascinanti parrucchiere (Valeria Golino) e problematici crooner (Peppe Servillo) uniti dallo sguardo affettuoso e un po' malinconico di Fabrizio Bentivoglio, alla prima esperienza come regista di un lungometraggio.
La prima cosa che colpisce è la pacatezza dei pensieri e delle azioni dei personaggi: tutto avviene in tempi e modi lontani dalla frenesia e dall'ansia dell'oggi. Così il ricordo di un periodo storico (vicinissimo in verità) senza cellulari, o internet, o lettori che permettono di ascoltare musica ovunque inizia a prendere corpo. Ed ecco apparire Faustino coi suoi capelli lunghi e gli inseparabili doposci modello mammuth, figlio unico di madre vedova, che deve dimostrare entro fine anno di essere l'unico sostentamento della famiglia per non partire militare. È ancora estate, c'è tempo, e il contratto può fornirglielo il maestro Falasco (Toni Servillo), trombettista (dalla silhouette arrotondata dal vino) e bidello per il quale Faustino è chitarrista/factotum. A travolgere il solito tran tran di concerti a feste di paese nell'hinterland casertano ci si mette l'arrivo - da una Milano che pare l'altro capo del mondo - del grande Augusto Riverberi (Bentivoglio), musicista di chiara fama e noto anche per essere stato amante della Vanoni. Oltre a provocare subbuglio e chiacchiere tra le donne piene di bigodini sotto il casco della parrucchiera Annamaria (Golino), Riverberi porta anche tante novità nella vita di Faustino, subito ribattezzato Johnny. L'ingresso nel mondo adulto avviene tra incerte trasmissioni televisive e viaggi notturni in motoscafo, e il sottobosco dei lustrini della costa sorrentina viene attraversato da Faustino/Johnny senza contaminazioni al suo sguardo che rimane pulito, sincero, fiducioso. Le delusioni non mancheranno, e colpiranno duro, ma se qualcuno si aspetta il colpo d'ala della cattiveria resterà a bocca asciutta, perché in questo piccolo mondo quasi dimenticato non ce n'è neanche un briciolo.
Nato dai racconti fatti a tavola da Fausto Avion Travel Mesolella, Lascia perdere, Johnny! ha conservato intatta l'atmosfera conviviale del bicchiere di vino bevuto tra amici, in cui, tra una risata e l'altra, ci si racconta una vita intera. Ma nella sua dichiarata matrice aneddotica risiede la bellezza dell'originalità e il limite della forma. Troppo spesso, infatti, i personaggi appaiono stagliati nel vuoto dell'atemporalità dell'episodio che li fa agire, e andando avanti col racconto i legami tra i singoli avvenimenti si fanno flebili, e la narrazione appare sfilacciata, per poi rinchiudersi in un angolo nell'ultima parte del film, in quella divagazione settentrionale che - forse - dice così poco da chiedersi se fosse davvero necessaria. Eppure la magia di far rivivere l'epica minore dell'italietta di trent'anni fa senza piangersi addosso pensando a come eravamo resta intatta, e, forse, questo è l'importante.

accedi o registrati per inviare commenti