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DUE CONTENITORI PIENI DI MERAVIGLIE: LO STATO DELLE COSE E LA ZONA

Al via il Torino Film Festival che tra il primo ed il secondo giorno apre con le due sezioni più alternative della nuova gestione morettiana

DUE CONTENITORI PIENI DI MERAVIGLIE: LO STATO DELLE COSE E LA ZONA

Pronti via. Il Torino Film Festival, sotto una pioggia battente e fastidiosa, comincia subito sfoderando due delle sue nuove sezioni: Lo Stato delle cose e La zona. La prima "si è fatta da sé" (come dice Emanuela Martini, "spalla" cinefila di Nanni Moretti in questo TFF tirato a lucido) diventando un contenitore che raccoglie elementi vari, tutti in un qualche modo legati all'idea di cinema e di chi lo fa.
Il film che inaugura la sezione è Manufacting Dissent dei canadesi Melnyk e Caine. È una lunga accusa a Michael Moore (nella foto) di manipolare i fatti e le informazioni che inserisce nei suoi film, di essere un traditore e solo e semplicemente un uomo di spettacolo, senza avere a cuore quello per cui in teoria si batte. La cosa più interessante è che i due utilizzano le tecniche di Moore (finti pass, interviste a sorpresa ecc.) per raggiungere il loro scopo. L'idea è, oltre che buona, anche coraggiosa. Il film è, oltre che brutto, anche fasullo, interessato, a tesi (ma senza svilupparla e dimostrarla) e per di più, anche girato assai male. Chissà perché è stato scelto per aprire la sezione!
Per inaugurare La zona è stato invece selezionato un film di due grandi vecchi del nostro cinema (seppur misconosciuti e poco considerati soprattutto in Italia): Angela Ricci Lucchi e Yervant Gianikian. Nella sezione troviamo quanto di più sperimentale, alternativo, sui-intorno-nei-vicino ai generi, proponga il panorama del cinema mondiale. Ed il film di Gianikian-Ricci Lucchi, Ghiro ghiro tondo con il catalogo di giochi infantili sopravissuti alle guerre, oggetti perduti e ritrovati, apre con il suo silenzio assordante questa La zona che si pone forse un po' in continuità con Detours degli anni passati. Un film splendido fatto di giocattoli mutilati, sofferenti, mani che scartano e aprono scatole, colori accesi e riprese volutamente sfocate. Un piccolo viaggio tra le conseguenze di guerre passate, presenti e probabilmente future.

Sito ufficiale Torino Film Festival

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