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IL MIO AMICO GIARDINIERE

di Jean Becker

Sceneggiatura: Jean  Becker, Jean Cosmos, Jacques  Monnet
Fotografia: Jean-Marie Dreujou   
Montaggio: Jacques  Witta  
Musiche:  Jacques Pibarot, Vincent Montrobert, François Groult
Scenografia: Thérèse  Ripaud         
Costumi: Annie Périer Bertaux
Interpreti: Daniel Auteuil, Jean-Pierre  Darroussin, Hiam  Abbass
Produzione: Louis Becker per Ice3, K.J.B. Production, Studio Canal, FR2, Rhone-Alpes Cinéma, Canal+, Ciné Cinémas, CNC
Distribuzione: BIM
Nazionalità ed anno:  Francia, 2007
Durata: 109'
Data di uscita: 23 novembre 2007  
Titolo originale: Dialogue avec mon jardinier
Sito ufficiale        
Sito italiano

IL MIO AMICO GIARDINIERE
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Il giardiniere, con lo sguardo rivolto al cielo disse: "Non finirò mai lassù. È troppo grande. Mi ci perderei". Tratto dal romanzo di Henri Cueco, pittore e conduttore radiofonico, l'ultimo lavoro di Jean Becker è una poesia in immagini dedicata all'Arte ed all'importanza dell'amicizia. Nel testo originale, il pittore svolgeva soltanto la funzione di spalla per il giardiniere. Nel film, invece, tale ruolo è stato "praticamente ricostruito da zero", per rendere paritetiche le due figure.
A completare il delicato e filosofico quadro impressionista, Hiam Abbass (affascinante e talentuosa protagonista di Satin Rouge), nei panni della moglie del giardiniere. Perfetta la scelta di Daniel Auteuil per il ruolo del pittore: lui e Jean-Pierre Darroussin non si erano mai parlati prima. Incredibile, quindi, la sintonia che i due sono riusciti ad instaurare sul set. Senza effetti speciali, senza dialoghi complessi e scenografie hollywoodiane, questo splendido film ci invita a godere di un quotidiano da condividere. Concetto chiave per il giardiniere, che coltiva cose da donare agli altri, proprio come il pittore, che dipinge quadri da mostrare a coloro che incontra.
È l'Arte, infatti, intesa nell'accezione più ampia del termine, il vero tema del film. L'amicizia, improvvisa quanto particolare, tra il pittore ed il giardiniere, è anche metafora dell'incontro tra la vita cittadina e quella rurale. Tra ciclisti felliniani e cagnolini che inseguono motorini rossi, dichiarazioni irresistibili ("Un cavolfiore tutto tuo", "Del quadro e del prato possiamo usarli soltanto tra noi") e dure critiche al precariato causato dal malgoverno (le manifestazioni di Parigi sono prova evidente di tale durissina attualità) - "I posti di lavoro sono come le tigri. In via d'estinzione" - lo spettatore assiste ad una toccante favola di amicizia, semplice ed avvincente come una storia d'amore.
In tutti i film di Jean Becker c'è come una nostalgia per la vita rurale, dovuta ad indelebili esperienze d'infanzia trascorse in periodo di guerra. La sua è una regia attenta e sensibile che traduce armonicamente in immagini la sceneggiatura, scritta da lui stesso pensando a Jacques Villeret. Come dichiarato da Daniel Auteuil: "C'è qualcosa di semplice e di fluido in questo film - che viene anche dall'ambiente, dallo scenario naturale e dalla luce - ma c'è anche una vera e propria struttura intellettuale che emerge interamente dalla conversazione, dal dialogo, come indica il titolo originale del film Dialogue avec mon jardinier.

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