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MEIN FÜHRER – LA VERAMENTE VERA VERITÀ SU ADOLF HITLER
di Dani Levy
Sceneggiatura: Dani Levy
Fotografia: Carl-F Koschnick
Montaggio: Peter R. Adam
Musiche: Niki Reiser
Scenografia: Christian Eisele
Costumi: Nicole Fischnaller
Interpreti: Hege Schneider, Ulrich Mühe, Sylvester Groth, Adriana Altaras, Stefan Kurt
Produzione: Y Filme in co-produzione con X Filme, WDR, BR e Arte - Peter Hartwig
Distribuzione: Videa-CDE
Nazionalità ed anno: Germania, 2007
Durata: 89'
Data di uscita: 23 novembre 2007
Titolo originale: Mein Führer - Die wirklich wahrste Wahrheit über Adolf Hitler
Sito ufficiale
Sito italiano
Sarà difficile che di Mein Führer - La veramente vera verità su Adolf Hitler si parli soltanto per qualità artistiche. Perché un film che illumina a giorno paure, debolezze e ridicole abitudini dell'uomo che ha fatto tremare il mondo sessant'anni orsono desta scalpore. Indignazione, talvolta. Anche se a farlo è un regista ebreo. Anche se è soltanto un film di fantasia. Che fa sorridere amaramente.
Berlino, 25 dicembre 1944. La città è ridotta ad un cumulo di macerie e la guerra sembra ormai persa. Per risollevare le sorti del paese niente di meglio di un discorso infuocato del Führer il primo dell'anno, pensa il dottor Joseph Goebbels (Sylvester Groth), Ministro addetto alla Propaganda. Per risollevare l'umore di Adolf Hitler (Helge Schneider), demoralizzato dall'andamento della guerra, niente di meglio che l'attore e regista ebreo Adolf Grünbaum (Ulrich Mühe), prelevato dal campo di concentramento di Sachsenhausen e trasferito presso la Cancelleria del Reich - ma Grünbaum riuscirà ad estendere il privilegio all'intera famiglia - per preparare uno spaurito Führer ad affrontare e motivare una folla oceanica in pochissimi giorni. Ma forse Grünbaum ha altri programmi, e non è il solo.
L'esilità della trama di questo piccolo film indipendente è in qualche modo proporzionale al fragore che ha suscitato in Germania, dove il film è uscito da tempo e l'opinione pubblica s'è spaccata in due - com'era facilmente immaginabile - e per settimane non s'è parlato d'altro. Ora che il film arriva anche in Italia (con sessanta copie o poco più) il dibattito si aprirà anche da noi: è possibile ridere - ma sempre tra i denti, non parliamo di una commedia scanzonata - del Terzo Reich? È permesso prendere in giro l'uomo Hitler? Dani Levy, ebreo di Basilea che vive a Berlino, con una famiglia che "ha avuto a che fare" con il Führer, dice di sì. D'altronde, non aveva già destato scalpore con una commedia (Zucker! Come diventare ebreo in sette giorni) su vizi e virtù degli ebrei di oggi? Infrangere determinati tabù può essere terapeutico per un paese, e parlare, affrontare la storia più recente sinonimo di crescita. Levy si dimostra coraggioso, per qualcuno anche un po' incosciente, nell'usare l'arma dell'umorismo, e buttare giù dal piedistallo gli ufficiali nazisti a colpi di gag sui paradossi della burocrazia del Reich e mostrando una quotidianità di improbabili intrallazzi tra ministri e segretarie o di cuoche svegliate a notte fonda per preparare un piatto di patate lesse a Hitler.
Ma il grande punto di forza di Mein Führer è il cast di attori, tutti perfettamente in parte e guidati in maniera egregia da Levy. Helge Schneider, comico e musicista, è un ottimo Führer - dopo tre ore di trucco quotidiane - e Sylvester Groth nei panni di Goebbels è stato per il regista un'autentica scoperta comica. È invece triste pensare che questo sia l'ultimo lavoro di Ulrich Mühe, scomparso prematuramente al termine delle riprese. Anche in questo film ci ha regalato una interpretazione puntuale e memorabile, ed è forse il migliore addio possibile.


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