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FACTORY GIRL

di George Hickenlooper

Soggetto: Simon Monjack & Aaron Richard Golub, Captain Mauzner
Sceneggiatura: Captain Mauzner
Fotografia: Michael Grady
Montaggio: Dana E. Glauberman, Michael Levine
Musiche: Edward Shearmur
Scenografia: Jeremy Reed
Costumi: John Dunn
Interpreti: Sienna Miller, Guy Pearce, Hayden Christensen, Mena Suvari, Beth Grant
Produzione: The Weinstein Company - Malcolm Petal, Morris Bart, Kimberly C. Anderson, Holly Wiersma, Aaron Richard Golub
Distribuzione: Moviemax
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 91'
Data di uscita: 23 novembre 2007
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Sito italiano

FACTORY GIRL
1 e mezzo

Biografia filmica più o meno romanzata di Edie Sedgwick (Sienna Miller), artista e musa ispiratrice di Andy Warhol (Guy Pearce) che nella seconda metà degli anni sessanta la inglobò nella celeberrima factory, rendendola una superstar per poco più dei canonici quindici minuti. Per poi abbandonarla, senza troppe cerimonie, al suo triste destino di "povera ragazza ricca".
Sembra che le attrici pretendenti al ruolo di Edie Sedgwick fossero parecchie, e non stentiamo a crederlo, visto che sempre più spesso si leva anche da Hollywood il lamento sulla carenza di bei ruoli femminili da portare sul grande schermo. E il personaggio di Edie risponde, almeno sulla carta, alle esigenze di ruolo ideale: bella, libera, travolgente, disarmante e ricchissima, eppure tragica e infelice (non riveliamo nulla che non si sappia già: morirà a soli ventotto anni per un'overdose su cui grava il sospetto del suicidio). Alla fine la prescelta è stata la ventiseienne Sienna Miller, che ha dalla sua anche una discreta somiglianza con l'originale. Per un'ora e mezzo Sienna/Edie si agita, urla, canta, ride, soffre, ama e si dispera davanti alla macchina da presa che la insegue senza pietà, tra New York e Parigi, tra un film e un vernissage, dal lusso più insolente all'ultimo stadio della dignità umana. Ma tutto ciò non basta, purtroppo, a risollevare le sorti di un film che Lou Reed ha definito come una delle cose più brutte mai viste in vita sua (aggiungendo un per niente politicamente corretto "È scritto da un ritardato analfabeta"). Bob Dylan, dal canto suo, si è affrettato a far cancellare ogni riferimento a se stesso dal film, perché appariva come causa rilevante del tracollo fisico/emotivo/economico della povera Edie. Così al nome di Hayden Christensen è associato il vago personaggio "un musicista", ma le minuziose caratterizzazioni lasciano davvero pochi dubbi. Polverone pubblicitario o verità? Certo è che qualcosa non funziona nella trasposizione cinematografica della favola tragica della bella ereditiera. Spesso i personaggi sono esageratamente sopra le righe, a partire dall'Andy Warhol di Pearce, ma sono forse i tentativi di ricostruzione di ambienti e circostanze a lasciare alquanto indifferenti: la caratterizzazione della Factory si ferma a un grande ambiente confuso con la costante di coppie più o meno variegate che si dedicano all'arte amorosa a costellare ogni inquadratura (come i salami nelle vignette di Jacovitti). E molto poco dicono i "dietro le quinte" di celebri opere warholiane (Vinyl, Horse): mostrano, nient'altro. E appoggiarsi a una fotografia in finto stile d'epoca e a qualche vacillamento di macchina a volte non basta a ricostruire un'atmosfera.

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