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MUNICH

di Steven Spielberg

Soggetto: tratto dal libro “Vengeance” di George Jonas
Sceneggiatura: Tony Kushner, Eric Roth
Fotografia: Janusz Kaminski
Musiche: John Williams
Montaggio: Michael Kahn
Interpreti: Eric Bana, Daniel Craig, Mathieu Kassovitz, Ciaran Hinds, Hanns Zischler, Ayelet Zurer, Geoffrey Rush
Produzione: Dreamworks Pictures, Universal Pictures, Amblin Entertainment Kennedy/Marshall, Barry Mendel, in coll. con Alliance Atlantis Communications
Distribuzione: UIP
Nazionalità ed anno: USA, 2005
Durata: 164’
Data di uscita: 27 gennaio 2006
MUNICH
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Olimpiadi di Monaco, settembre 1972. Un commando palestinese fa irruzione in una stanza del villaggio olimpico, uccidendo due atleti della delegazione israeliana e sequestrandone altri nove. Che vengono eliminati, poco più tardi, all’aeroporto di Fürstenfeldbruck, in seguito al disperato tentativo di liberazione da parte delle autorità tedesche.
Il mondo intero – circa 900 milioni di telespettatori sono stati informati in tempo reale dell’accaduto – è al corrente dell’avvenimento. Ma quello che seguì dopo, la missione punitiva israeliana denominata “Operazione Ira di Dio”, rimase un segreto per l’opinione pubblica. Cinque patrioti, capeggiati da un ufficiale (Eric Bana) dell’intelligence israeliana incaricato dagli uomini del Mossad, verranno mandati in missione per stanare e uccidere gli undici responsabili degli omicidi di Monaco, gli undici operativi del “Settembre Nero”. In giro per il mondo, seguendo piste e stringendo contatti segretamente, i cinque agenti speciali portano avanti il loro compito. Fino a quando un terribile dubbio s’insinuerà nel loro agire: “chi stiamo uccidendo esattamente? Tutto questo fermerà il terrore?”.
Trasponendo il libro di George Jonas, “Vengeance”, Steven Spielberg porta sullo schermo un avvincente e serratissimo spy movie, confezionato magnificamente (quasi sbalorditiva la fotografia di Kaminski e davvero suggestiva la ricostruzione scenografica delle varie città del mondo degli anni ’70) e interpretato ai massimi livelli (difficile stabilire il più bravo tra Eric Bana, Geoffrey Rush, Daniel Craig e Ciaran Hinds). Operazione cinematografica che rasenta la perfezione (sarebbe meglio assistere alla versione originale per apprezzare il lavoro fatto sui diversi linguaggi), molto poco convincente però dal punto di vista “etico” e “comunicativo”: nelle prime due ore di racconto, il regista ebreo-americano traccia un percorso di pensiero e azione che – al grido di “abbiamo subito per secoli e secoli, ora è giusto rifarsi spargendo anche del sangue” – conduce gli sguardi alla piena e totale immedesimazione verso i personaggi principali, israeliani  fermamente convinti (e come potrebbe essere altrimenti!) della necessaria bontà della loro missione. Più di un legittimo sospetto, allora, sfiorerà il malizioso spettatore nel momento in cui – quasi a voler cavalcare le più sicure e conosciute onde della retorica (e si rasenta il ridicolo in quel casale di campagna, al cospetto del manipolatore “bucolico”) – il film inizierà a mostrare i suoi protagonisti (naturalmente capitanati dal personaggio centrale, un Eric Bana che oltretutto dovrà fare i conti con la nascita di un figlio in lontananza) cedere – o quasi – all’insinuarsi di un umanissimo dubbio.
Sottilmente schierato per buona parte della narrazione (impossibile non rendersi conto di evidenti forzature, come quando, poco prima di far esplodere l’appartamento di uno dei bersagli, i cinque israeliani si affanneranno ad interrompere l’operazione perché la bambina di questi ha inaspettatamente fatto rientro a casa…), Spielberg scivola dunque nel palese cerchiobottismo verso il finale, probabilmente troppo interessato a non scontentare nessuno. Intento paradossalmente fallito: gli USA pare non abbiano comunque apprezzato.
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Tronfio come l'ultimo Spielberg. Insopportabile per la sua durata, ma soprattutto per il messaggio filoebraico assai esplicito che rasenta il reazionario. Brutto e inutile.

Ven, 27/01/2006 - 00:26

Non capisco perché ti accanisci contro un film, che non sarà certo un capolavoro ma è di certo un buon film, con momenti di ottimo cinema. Spielberg sa sempre come si raccontano le cose, e poi non l'ho trovato così filoebraico come dici. La tua mi sembra una presa di posizione e basta!

Lun, 30/01/2006 - 14:41

E' caruccio, poche storie, benissimo girato e bene interpretato. Un quarto d'ora di troppo, forse, ma in una buona sala uno manco se ne accorge. Avercene, di Spielberg.

Mar, 31/01/2006 - 10:58

Spielberg, diciamo la verità, si è "rincoglionito". E' ora che passi solo a fare il produttore (?!), ormai da quanto tempo non azzecc più un film? Da tanto tempo, troppo... E' ora di mettersi da parte.

Mar, 31/01/2006 - 20:06

Il buon oshima è più radicale di bonino pannella e capezzone messi insieme. spielberg non è certamente il mio regista preferito, ma della recente produzione "prova a prendermi" è un film riuscito... per quanto imparagonabile rispetto ai lavori degli anni 70 e dei primi 80.


Mer, 08/02/2006 - 14:18