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Persona non grata

di Krzysztof Zanussi

Regia: Krzysztof Zanussi

Soggetto: Krzysztof Zanussi

Sceneggiatura: Krzysztof Zanussi

Fotografia: Edward Zanussi

Montaggio: Wanda Zeman

Musica: Wojciech Kilar

Scenografia: Jagna Janicha

Costumi: Jagna Janicha

Interpreti: Zbigniew Zapasiewicz, Milita Mikhalhov, Jerzy Stuhr, Daniel Olbrychski, Remo Girone, Victoria Zinny, Andrzej Chyra, Maria Bekker

Produzione:  Studio Filmowe Tor, Three T Productions, Sintra srl, Istituto Luce

Formato: 35mm., col.

Nazionalità ed anno: Polonia/Italia, 2005

Durata: 117’

Persona non grata
1 e mezzo
Una specie di legal thriller insolito, per il ritorno veneziano di Zanussi, in questa coproduzione Italo/Russa/Polacca (stranamente la storia si svolge proprio in queste tre nazioni) che se all’inizio coinvolge ma che poco alla volta, per via di una regia involuta ed esasperatamente lenta, perde di interesse e porta lo spettatore in una sorta di trance soporifera sino a cadere nel letargo più totale.
Detto ciò Zanussi tenta un operazione dove immette troppe sottotracce, da quella principale della spy story, consumata all’interno dei consolati e delle ambasciate, a quelle dei sentimenti, dei rancori, delle amicizie/inimicizie mai sopite. Soprattutto quella dell’amore, e del risveglio dal torpore dei sentimenti amorosi in questa “terra di nessuno” che sono le ambasciate, amori e sentimenti vissuti in questo “crocicchio” di Europa tra Occidente ed Oriente, tra comunismo, post comunismo, democrazia (?) e religione. Tra ideali che crollano o rimangono saldi, tra tradimenti o valori sani e di sincerità. Un gran calderone di troppi ingredienti che la mano non sempre felice felice di Zanussi condisce in maniera insipida. Ripetiamo, sarebbe potuto essere un gran film, ma non riesce ad emergere da una sana mediocrità che lo rende alla fine superficiale e privo di nerbo, anche se rimangono le grandi prove attoriali di Zbigniew Zapasiewicz e di Nikita Mikhalkov. Un film da rivedere, forse nella tranquillità del proprio Home Theatre e non nella bolgia infernale veneziana.

Wiktor, ambasciatore polacco in Uruguay, è addolorato per la scomparsa dell’amata moglie. Durante una visita al suo paese natale, Viktor incontra il Vice Ministri degli Affari Esteri russo, Oleg, con il quale aveva stretto amicizia 20 anni prima, quando Wiktor era un attivista politico ed Oleg un giovane diplomatico sovietico in Polonia. Il loro lungo ed intimo legame di amicizia viene minato da due sospetti: da una parte Wiktor pensa che l’ambasciata possa aver incaricato Oleg di infiltrare esponenti dell’opposizione polacca, e dall’altra, l’intima amicizia  con la defunta moglie di Wiktor, solleva il sospetto che la donna possa averlo tradito con l’affascinante russo.

Wiktor aveva raccomandato il suo giovane pupillo Waldemar, sposato con la bellissima Oksana, conosciuta in Russia durante gli studi, per un lavoro presso l’ambasciata della Polonia in Uruguay. Di ritorno dal suo paese, Wiktor riversa inconsciamente i suoi sentimenti sulla donna del suo protetto.

L’ambasciata di Polonia, in competizione con i russi, si adopera per mettere a punto un accordo. Si tratta di un patto molto importante per la Polonia perché pare che nell’ambasciata si siano infiltrati esponenti dell’intelligence russa. Wiktor sospetta che Oksana ed è frustrato per questa situazione. Non disponendo di un intelligence polacca di cui servirsi, Wiktor comincia ad investigare per conto suo e trova la situazione difficile da gestire, poiché un consigliere dell’ambasciata risulta essere coinvolto in questioni poco pulite.

Waldemar, a causa della sua inesperienza, finisce per rimanre implicato in un traffico di droga. Wiktor chiede aiuto ad Alfredo, ambasciatore italiano e suo vecchio amico.

Questi intrighi culiminano in occasione di un congresso internazionale a Montevideo, al quale partecipa Oleg insieme ad una delegazione ministeriale polacca. La questione appare compromessa e i russi sembrano essere in una posizione di vantaggio, ma Wiktor prepara una trappola e coglie Oksana in flagrante mentre sottrae documenti ufficiali. La dona gli rivela che il suo scopo non è quello di aiutare l’intelligence russa ma di ricattare il marito, semmai avesse deciso di lasciala. Il paese di Alfredo si impossessa  dell’accordo.

Wiktor ed Oleg si incontrano di nuovo e quest’ultimo spiega all’amico che la moglie gli era rimasta fedele. Wiktor con il cuore colmo di gioia si sente finalmente liberato dai sospetti risultati infondati. 

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