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EL TOPO

di Alejandro Jodorowsky

Cast: Alejandro Jodorowsky, Jacqueline Luis, Mara Lorenzio, David Silva, Alfosno Arau, Paula Romo, Robert John, Juan José Gurrola, Berta Lomeli, Augustin Isunza, Juliene de Meriche, José Antonio Alcaraz, Hector Martinez "El Borrado", Victor Fosado, Felipe Diasgarza, Brontis Jodorowsky
Nazionalità e anno: Messico, 1971
Distribuzione: RaroVideo
Edizione: spagnolo
Sottotitoli: italiano
Audio: dolby-digital 5.1
Schermo: widescreen anamorfico 1.85:1
Durata: 120'
Extra: Intervista a Alejandro Jodorowsky (7'00"); Commento audio del regista; Intervista a Mario Sesti (10'44"); Trailer originale (3'54"), Galleria fotografica.
Note: Prodotto di buona qualità. Audio potente e ben distribuito grazie ad una buona equalizzazione del suono che esce fluido e brillante per un ascolto ottimale.
Buonissima anche la qualità dell'immagine, dai colori pieni, compatti, brilanti  e ben definiti. Anche il contrasto è buono per una visione nel complesso di grande qualità.
Buoni gli extra, con le due interviste sugli scudi: quella a Jodorwsky e quella a Mario Sesti. Bellissimo il trailer originale.  
Regione: 2
Sito ufficiale:
http://www.rarovideo.com/
Titolo originale: El topo  

Il sito da noi consigliato per l'acquisto del DVD è multiplayer.it

Qualità artistica: Ottima
Qualità immagine: Buona
Qualità audio: Buona
Qualità extra: Buona

3 e mezzo
EL TOPO
5

Film di straordinaria intensità. Coinvolgente e travolgente... come quando alla sua uscita destò grande interesse coinvolgendo sempre un maggior numero di spettatori... Un cinema, quello di Jodorowsky, sperimentale che però arrivò nei normali circuiti per essere visto da tutti. Passetto dopo passetto il film, dopo una strana distribuzione notturna (veniva proiettato alla 24 in un cinema del village newyorchese) uscì in tutto il mondo suscitando entusiasmo... Un film folle, che prende il genere western e lo ribalta dalle sua fondamenta... mistico, violento, divertente, sensuale, trash, splatter... una fusione di generi che danno vita ad un unicum che non ha avuto precedenti e neppure epigoni. Un'opera che rimane su se stessa senza generare altro se non la sua pienezza. Una misticità che attraversa tutto il film tra picchi emotivi messicani fusi con quelli più puramente orientali. Una strana miscela che funziona in modo straordinario.
Noi vedemmo il film al tempo della sua uscita in sala e ci ricordiamo che in breve diventò il "manifesto" dei diversi, dei fricchettoni e degli alternativi che videro il film decine di volte per capire (e carpire) i sensi più reconditi del film (peraltro il film è intriso di simboli e vari sottotesti), assurgendo ad opera che connota fortemente gli anni '70 e tutta la gioventù del periodo. Se Easy Rider era stato il manifesto degli hippies e Fragole e sangue quello dei giovami  "rivoluzionari", El topo, come il successivo La montagna sacra (questo ancora di più) sono i simboli di quella generazione che cercava la verità nel misticismo e nella cultura indiana orientale. Modi diversi, molto diversi, di relazionarsi, per capire il mondo ed interpretarlo. Un cinema di impatto emotivo di forte intensità quello di Jodorowsky, ed El topo ne è esempio lampante, nella sua visionarietà costruttiva e distruttiva... scavando a fondo nella storia dell'uomo...
Una storia, quella dell'uomo, intrisa di compromessi che Jodorowsky insinua tra le pieghe del film in modo magistrale per "far emergere" tutte quelle forze che confluiscono affinché non ci siano dubbi da che parte stare: dove sia il bene e il male. Ma Jodo si diveret di continuo a mischiare le carte in questo folle gioco che vede l'eterna lotta tre le due "fazioni avverse", che altro non sono che le due facce della stesa medaglia. Una medaglia ormai stinta e decolorata, alla quale però il maestro messicano da nuovi impuli ed energia, creando un film di atmosfera e luoghi magici, di piccoli rivoli di sentimenti che scorrono tra le dita come quella sabbia dalla quale emergono uomini...
"Il film ci comunica che la talpa è una creatura che scava nella terra in cerca del sole, solo per esserne accecata quando spunta in superficie, ma questa è un'affermazione basata più sulla confusione che sull'esattezza. Sembra tragica questa affermazione, la sua pertinenza con una filosofia di vita è assiomatica, ma si da il caso che sia vera." così scriveva nel 1973 P. Strick sulle gloriose pagine di "Sight & Sound", e mai osservazioni furono più esatte. Una disamina del film puntuale e corretta che coglie l'aspetto principale del film, di una storia che si traccia sottoterra e che emerge accecata ed illuminate per noi poveri ciechi di una vita che poco conosciamo... come anche le osservazioni non del tutto positive di V. Camby su "Film" del 1972... "Al posto di un teatro della crudeltà ci troviamo di fronte ad un dilettante teatrale dell'assurdo. È anche, malgrado tutta la sua violenza, piuttosto affettato e privo di passione, che è parzialmente oscurata dal fantasioso uso della macchina da presa da parte del regista. Tuttavia sono il suo utilizzo di effetti quali lo zoom e le maestose panoramiche, e la sua predilezione per le riprese alla Busby Berkeley, che smentiscono il vero interesse di Jodorowsky in ‘quasi ogni concepibile schema simbolico conosciuto dall'intelletto umano'..."...
Rispettiamo le idee di tutti ma alcune affermazioni ci sembrano molto fantasiose e prive di fondamenta, come quella dell'amore presunto di Jodo verso Busby Berkeley ci sembrano più un esercizio di stile del critico che un fatto reale. D'altronde nel e del cinema di Jodo si può dire di tutto, far correre la fantasia, ma le uniche parole sagge di Camby sono quelle riferite al "teatro dell'assurdo" anche se definisce il nostro come "dilettante"... Se questi sono i dilettanti ben vengano... Cinema come questo è irripetibile ed anche il nostro Jodorowsky in seguito non ha mai saputo ripetersi a questi livelli. Nonostante quello che si dice, noi continuamo a preferire El topo a La montagna sacra. Questo è il suo film migliore. Sincero e meno costruito dell'altro...

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