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A PROVA DI MORTE
di Quentin Tarantino
Cast: Kurt Russell, Rosario Dawson, Vanessa Ferlito, Rose McGowan, Jordan Ladd, Sydney Poitier, Tracie Thoms, Mary Elizabeth Winstead, Zoe Bell
Nazionalità e anno: USA, 2006
Distribuzione: Medusa Home Entertainment
Edizione: italiano, inglese
Sottotitoli: italiano per non udenti
Audio: dolby-digital 5.1
Schermo: widescreen anamorfico 2.35:1
Durata: 109'
Extra: I vecchi bolidi di "Death Proof" (2'18"); Trailer (2'29"); Galleria dei poster internazionali (2'26"). Accesso diretto a tutte le musiche con tre brani in versione inedita ed estesa.
Note: Di ottima qualità l'audio, con il suono che esce fluido e brillante dalle differenti uscite con un'ottima distribuzione sui canali preposti per un equilibrio di grandissimo livello, con un gran lavoro delle laterali e delle frontali. Perfetti bassi che danno grande profondità al suono per assaporare al meglio le cene di inseguimento in automobile.
Buona anche la qualità video con colori brillanti e che sfruttano tutta la gamma dei toni possibili. Bene anche il contrasto per una visione di qualità assoluta. Un buon lavoro fatto anche in sede di digitalizzazione che riproduce fedelmente il film con le sue alterazioni di colore e i graffi...
Corretto il formato cinema proposto in questo DVD.
Discreti gli extra in questa versione ad un solo disco. Esiste anche una versione a due dischi con extra da far lustrare gli occhi.
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.medusahe.it/
Titolo originale: Death Proof
Il sito da noi consigliato per l'acquisto del DVD è multiplayer.it
Qualità artistica:Discreta
Qualità immagine: Ottima
Qualità audio: Ottima
Qualità extra: Discreta/Ottima
La storia del film e dell'operazione voluta fortemente da Tarantino la sapete tutti... Il film sarebbe dovuto uscire "legato" all'episodio di Rodriguez, ma poi esigenze di distribuzione hanno "diviso" i due film, che, con alterne fortune sono apparsi sugli schermi. Questo di Tarantino, nonostante presenti delle intuizioni notevoli è una stanca riproposizione di temi e stili cari al regista americano senza il nerbo che contraddistingue i suoi primi film. Ormai Tarantino fa il verso a se stesso citando generi cinematografici, film e personaggi presi "a prestito" un po' ovunque. Quindi non ci dobbiamo sorprendere se poi i suoi ultimi film rimangono monchi, appesi e privi di quella carica emotiva e colta che erano il marchio di fabbrica del caro e buon vecchio Quentin. Un Quentin che si preoccupa più di apparire sullo schermo che dare un maggior imprinting autoriale ai suoi film fuori dagli schemi che ormai però sono diventati convenzionali e diremmo anche noiosi.
La solita regia, il solito montaggio, il solito che non riesce a sopperire alle mancanze registiche di un autore certamente molto sopravvaluto. Infatti l'episodio diretto da Rodriguez è superiore in tutto. L'unica grande cosa che ha Tarantino la capacita di una scrittura sciolta e ricca di piccole invenzioni che sono i suoi veri punti forti. Mancando però una regia "possente" una grande o piccola sceneggiatura non riesce ad elevarsi al di sopra di un'aurea sufficienza che però non accontenta nessuno.
Non è sufficiente prendere Kurt Russell e "rivestirlo in parte" dei panni di Jena Plissken, ne dargli quella vena di follia che lo caratterizza come uno dei villain più incisivi degli ultimi tempi. Come anche circondare il "vecchio" Russell di belle ragazze più o meno discinte, più o meno provocanti. Come anche le due parti che compongono il film sembrano due opere staccate e non legate tra loro. Se non è un pastrocchio ci siamo quasi. A risollevare le sorti del film sono una buona sceneggiatura, dei grandi inseguimenti di macchine (da dimenticare invece tutta la prima mezz'ora della prima parte, farraginosa e lenta), una bravissima Vanessa Ferlito, una convincente Rose Mc Gowan... e perché no, anche un Tarantino bravo caratterista nel ruolo del barman. Altri punti a favore del film sono il finale della prima parte, una musica straordinaria, dei personaggi minori come lo sceriffo e il figlio della prima parte, e piccole sfumature che si riescono a cogliere qua e là...
Peccato, perché in mano ad un altro regista, forse, il film avrebbe avuto ben altro spessore e ben altro impatto emotivo con un film che avrebbe segnato, forse, una nuova era di fare cinema, più semplice ma anche più accattivante.
Lorenzo Conte ha scritto:
In mano ad un'altro regista questo film non si sarebbe neanche fatto. Oltretutto di "solito" non ha nulla: basta vedere kill bill o pulp fiction per rendersene conto. Tarantino sta spingendo il pedale della regia (e della fotografia, che in questo film ha curato lui) radicalizzando tutto, portando il suo discorso linguistico agli estremi, un discorso che si pensava non potesse andare oltre kill bill (e infatti ero molto scettico su death proof) ma che in realtà va oltre eccome. Death Proof è un film estremamente tarantiniano, ma al tempo stesso è di molto oltre tarantino come lo sono stati in un modo o in un altro tutti i suoi film. Questo film sta iniziando una nuova era, un nuovo modo di fare cinema, che lo si voglia o no, nel bene e nel male. D'altra parte è un fatto che Tarantino abbia già rivoluzionato (da parte sua) il mondo del cinema, che abbia già segnato in qualche modo una linea per terra da cui moltissimi cineasti della nuova generazione (ma in qualche modo nessuno cineasta dopo tarantino, così come dopo Lynch ecc) non hanno più potuto prescindere.
Kinoglaz
"la camera non mente mai! La camera mente sempre"
Da Redacted, di Brian De Palma
Mad Wood ha scritto:
...questo apostrofo non si sarebbe neanche messo. :-)))
Brutto film, comunque. Poi se vogliamo ricamare sopra ogni cosa che viene in mente a tarantino, allora.... va beh.
Lorenzo Conte ha scritto:
l'apostrofo mi è scappato: io e la tastiera non sempre ci intendiamo. Ma aldilà dell'errore grammaticale, io non ho ricamato assolutamente nulla. Il film parla da sè: la fotografia, l'uso della profondità di campo, il montaggio, le inquadrature estreme (i primissimi piani quasi non si contano, alternati a piani molto lunghi): tutto si può dire di Death proof, ma non che non sia un film a livello di regia radicale. Nè tanomeno che il film non porti avanti un discorso linguistico (e parliamo di linguaggio cinematografico, ovviamente) in cui la trama conta per supportare questo discorso, come piattaforma sui cui il linguaggio si sperimenta e si sviluppa. Certo se poi vogliamo trincerarci dietro l'accusa (ormai classica, è un po' come il famoso "de gustibus") di ricamo per cui io sarei il povero critico che non sta dalla parte del pubblico, allora è un'altro discorso. Non credo di dire verità assolute, ma discutiamone perlomeno: confrontiamoci sul film. Chiudere un discorso così mi sembra fin troppo facile, non credi?
kinoglaz
"la camera non mente mai! La camera mente sempre"
Da Redacted, di Brian De Palma


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