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JOYEUX NOËL
di Christian Carion
Soggetto: ispirato ad una vicenda realmente accaduta
Sceneggiatura: Christian Carion
Fotografia: Walther Vanden Ende
Musiche: Philippe Rombi
Montaggio: Andrea Sedlackova
Interpreti: Diane Krüger, Benno Fürmann, Guillaume Canet
Produzione: Nord-Ouest Production, Senator Film Produktion, The Bureau Artemis Production, Media Pro Pictures, TF1 Films Production, Productions de La Guéville, Canal +, Ciné Cinéma, Sat. 1 Région Nord Pas de Calais
Distribuzione: Sony Pictures Classic
Nazionalità ed anno: Francia/Germania/GB/Belgio/Romania, 2005
Durata: 113’
Data di uscita: 20 gennaio 2006
3 e mezzo
"Ebbene sì, durante la Grande Guerra ci siamo sentiti fratelli".
Presentato fuori concorso al 58° Festival di Cannes e candidato per la Francia agli Oscar 2006, Joyeux Noël è la narrazione filmica di un evento storico, unico e poco noto ai più, che ebbe luogo la vigilia di Natale del 1914. La prima, durissima, commemorazione natalizia della prima guerra mondiale. Dopo molti mesi di marcia, i soldati si sono trovati improvvisamente bloccati in terribili trincee, troppo vicine per contenere gente pronta ad uccidersi. Troppo vicine per non ricordarsi di quando la guerra era soltanto un ricordo.
Le micro-storie della quotidianità in trincea, spesso romantiche, mai retoriche, i nomi delle vie dati ai cunicoli per sentirsi a casa, un eccezionale prete anglicano-infermiere (il grandissimo Gary Lewis (La canzone di Carla, Billy Elliot, Gangs of New York), una splendida soprano dal cognome scandinavo (Diane Kruger – L’Elena di Troy). Un fratello morto all’improvviso. Troppo presto, troppo giovane. Come spesso, sempre, accade in guerra. Una sveglia che ricorda una bellissima pellicola di qualche anno fa (La sicurezza degli oggetti – 2001). Tutto questo è Joyeux Noël. Il regista, Christian Carion, originario del nord della Francia, è cresciuto proprio in uno dei dieci dipartimenti territoriali francesi occupati dai tedeschi nel periodo 1914-1918: “Il ricordo della Grande Guerra mi ha accompagnato per tutta l’infanzia e adolescenza. […] Figlio di un contadino, rammento che da bambino portavo sempre con me un bossolo che avevamo trovato arando i campi”. Sembra un tema abusato, dopo il grandissimo No Man’s Land (altra pellicola del 2001, grande annata per il cinema mondiale, nell’anno di Kubrick...). In realtà, il film scorre in un’atmosfera perfettamente contestualizzata. Sembra, realmente, di essere lì con loro, in quella trincea, con quel sangue, le bombe sulla testa, l’assurdo atteggiamento dei superiori (lo spocchioso principe tedesco in primis). Tre nazioni: Germania, Francia, Scozia. Un unico desiderio: tornare a casa vivi. Non perdete la particolarissima liason padre-figlio ed il colpo di genio della pioggia di alberi di natale. Grande cinema per una Francia nostalgica e pacifista. Buon auspicio per questo inizio 2006.
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