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SLEUTH - Colonna sonora originale
di Patrick Doyle
Track listing:
1. The Visitor 02:06
2. The Ladder 02:49
3. You're Now You 01:26
4. I'm not a Hairdresser 03:28 (remix by Patrick Doyle, Jr. includes dialogue by Michael Caine and Jude Law)
5. Black Arrival 02:22
6. Milo Tindle 02:17
7. I was Lying 02:30
8. Itch Twitch 02:23
9. Rat in a Trap 02:26
10. One Set All 02:24
11. Cobblers 01:39
12. Sleuth 06:05
13. Too Much Sleuth 03:51 (remix by Patrick Doyle, Jr.)
Etichetta: Varese Sarabande
Durata totale: 36:12
Anno: 2007
L'amico Patrick Doyle è tornato. Chiamato a ritessere i suoi accordi avvolgenti e taglienti dal regista e attore Kenneth Branagh per narrarci in Sleuth - gli insospettabili il confronto - scontro tra due uomini. Dopo L'ultima legione, film non eccelso ma valorizzato dagli arpeggi della soundtrack, eccoci di fronte ad un film e ad una musica che si supportano reciprocamente in modo egregio. Nato come remake di un film di Mankiewicz in cui Michael Caine interpretava il ruolo che ora è di Jude Law, e lui stesso quello che allora era di Sir Laurence Olivier, alle musiche allora John Addison, le note inseguono, decantano, suggellano momenti nel crescendo degli eventi.
Due mondi che poco a poco si incontrano, quelli del buon Michael e della carognetta Jude - ma chissà chi è chi davvero -, in un'attrazione fatale, parrebbe a tratti di morbidi sensi con lo scorrere dei minuti sullo schermo. E questo avvicinarsi ineluttabile, e spiazzante, è tracciato dagli archi utilizzati che vanno in velocità dopo momenti di quiete, stasi repentine a riflettere come agire sull'avversario della contesa: una donna. Musica dai toni classici, puntellata dall'accompagnamento del piano, con pizzicature delle corde dei violini.
La rivalità non ha tempo, come ci insegnava I duellanti di Ridley Scott, e non può avere conclusione. Si apre con il pianoforte e i tagli netti degli archi di The Visitors: qualcuno, un ospite di cui si imparerà presto a temere l'agire, si insinua in casa altrui. E già in The Ladder dà prova di porgere il guanto della sfida, con l'incalzare del ritmo che si ripercuote con l'arrivo delle percussioni della batteria e il solleticare l'ottone dei suoi piatti. Il tema del Visitatore percorrerà in tutte le sue possibilità i trentasei minuti della OST. Arrivando dolce in I'm not a Hairdresser con la presenza delle voci dei due amanti, legittimi e non, che forse non desiderano altro che sorprendersi e conquistarsi. Il momento è topico e lo valorizza anche il remix di Patrick Doyle Jr. che raccoglie il cresce dei dialoghi e delle voci l'uno e dell'altro che cercano di imporsi. Si insinua l'eco del sintetizzatore in The Black Arrival, come l'introduzione del basso in Milo Tindle dopo l'attesa accompagnata dal piano. Si anima la scena in Itch Twitch, il respiro si velocizza con gli archetti che vanno veloci sulle corde. E quando, in Rat in a trap, i topi sono in trappola, i tasti sono percossi energicamente scuotendo il pianoforte. L'orchestrazione è al completo in Sleuth; tutto si ricompatta, concludendosi in Too Much Sleuth, col ritorno di Patrick Jr. e le sue alchimie, in cui la dance prende vita, lasciando il sapore di inseguimenti a caccia del compimento amoroso non sopiti, e non chiusi. Rimane solo un dubbio: chi potrà mai conquistare del tutto il proprio oggetto del desiderio?


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