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IL PASSATO

 di Hector  Babenco

Soggetto: Alan Pauls
Sceneggiatura: Hector  Babenco, Marta  Góes
Fotografia: Riccardo Della Rosa
Musiche: Iván  Wyszogrod
Montaggio: Gustavo Giani
Interpreti: Gael  García Bernal, Analía  Couceyro, Ana  Celentano, Moro  Anghileri, Mimí  Ardú
Produzione: 20th Century Fox De Argentina, Chemo, Hb Filmes, Incaa, K&S Films
Distribuzione: Mikado
Nazionalità ed anno: Argentina/Brasile, 2007
Durata: 114'
Data di uscita: 9 novembre 2007
Titolo originale: El pasado
Sito ufficiale
Sito italiano
Note: In Concorso a Cinema - Festa Internazionale di Roma 2007

IL PASSATO
1

L'amore è eterno finché dura. E per Rimini, interpretato dal mejicano Gael García Bernal, sfortunatamente durerà a lungo. Troppo a lungo, ahinoi. Nella nuova fatica del regista Hector Babenco, entrato nell'empireo dei grandi registi nel 1987 con Il bacio della donna ragno, con un William Hurt letteralmente da Oscar, l'impegno non è tanto nel trattenere le emozioni e lo struggimento, ma nel non cadere vittima delle evoluzioni paraboliche che ci ammorbano dallo schermo.
Rimini e Sofia si amano da quando sono adolescenti, vita simbiotica, da affinità elettive che non possono che portare al coronamento del sogno: sposi. Come potrebbero mai separarsi? Ma, signori, ebbene sì, tutto è possibile: divorzio dopo tredici, intensi anni. La vita sembra riaprirsi per Rimini: incontri con bellissime donne, passaggi da rapporto a rapporto, risposarsi, un figlio. L'unica a non darsi pace la separata, e segregata in casa, e di testa, Sofia, che sarà causa delle sue sfighe. L'amour fou ci è riproposto e riecheggia non troppo di nascosto da Adele H del maestro Truffaut, citato e utilizzato per dare il nome al locale delle invasate Donne che Amano Troppo. Colpa del povero Rimini, che lo porterà ad essere perseguitato, il non aver affrontato le foto del loro passato.
Film che dire un filino troppo ambizioso è perifrasi elegante e contenuta, ci dona tra i più odiosi personaggi femminili somministrati nel loro essere simulacro ognuno di una tipologia femminea, che, forse, ti fanno ricordare questo scempio d'opera solo per le loro grazie esibite in nudità: ma l'inutilità ti fa passare anche le voglie. Su tutte l'ex moglie Sofia, che sebbene perseguiti l'imbolsito Gael García Bernal rovinandogli l'esistenza, se la cava con una penetrazione finale.
Tratto dal libro omonimo di Alan Pauls, avrebbe avuto l'applauso della platea agonizzante rimanendo con fierezza e discrezione sulle pagine di carta stampata, e non ridursi in celluloide in un'opera indegna anche nella durata di somministrazione, ben 114 minuti. Per dirci cosa? Che l'Amore è continua trasformazione, che inseguiamo per sempre e sempre la stessa donna, che tutte le donne che incontreremo sono ognuna parte di quell'unica donna che sarà per noi, appunto, per sempre? Che il nostro compimento fattivo è nell'incontro consapevole con l'altra metà del cielo e del creato, che è detta Eva, nel suo essere primordiale e specchio delle nostre mancanze di uomini? E che dal passato non potrai scappare ed entrarci a patti fino a quando non ritornerai ad affrontarlo, illuminato e non più in fuga? Che solo così potrai dirti maturo e pronto a continuare la tua vita? Forse bastava bersi una birra tra amici una sera e fare due chiacchiere per scoprirlo, magari citando Freud e Jung in modo raffazzonato, ma comunque efficace nella sua semplicità.
Rimini chiude l'album di fotografie alla fine, dopo aver dato dolcezza a Sofia, per l'ultima volta. Si gira e la guarda prima di uscire dalla porta, verso il suo destino, partendo dal suo presente sulle basi del passato. Dall'empireo dei grandi registi il nostro Hector Babenco esce dalla porta di servizio. Si riveda l'album di fotografie del passato, entri a patti con questo presente. E Buena Suerte, Hectòr!

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