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SLEUTH - GLI INSOSPETTABILI
di Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Harold Pinter
Fotografia: Haris Zambarloukos
Montaggio: Neil Farrell
Musiche: Patrick Doyle
Scenografia: Tim Harvey
Costumi: Alexandra Byrne
Interpreti: Jude Law, Michael Caine
Produzione: Riff Raff Film Productions, Timnick Films
Distribuzione: Sony Pictures
Nazionalità ed anno: Gran Bretagna, 2007
Durata: 86'
Data di uscita: 9 novembre 2007
Titolo originale: Sleuth
Sito ufficiale
Sito italiano
Soundtrack
Sleuth è il remake di un classico del 1972, in italiano Gli insospettabili, tratto da un dramma di Anthony Shaffer per la regia di Leo Mankiewicz. Allora come ora c'era sempre Michael Caine ma per ovvie ragioni anagrafiche in un ruolo diverso: nella versione odierna Caine interpreta il ruolo che fu di Laurence Olivier, il ruolo del vecchio riccone che invita ad un gioco pericoloso un parrucchiere proletario che gli ha soffiato la moglie.
Parrucchiere allora interpretato da un giovane e rampante Caine, oggi dallo slavato e seducente Jude Law, anche produttore, qui nel ruolo più importante della sua carriera, visto che per una volta gli viene richiesto di recitare davvero e non semplicemente di sgranare gli occhioni blu. Ma il gioco diventa più pericoloso del previsto e alla fine tra finte rapine e finte sparatorie ci scappa pure il morto.
Questa nuova versione firmata da Pinter e diretta da Branagh, presentata in concorso al festival di Venezia 2007 dove ha riscosso un notevole, forse eccessivo, successo, è decisamente più claustrofobica, tutta chiusa tra le mura ipertecnologiche ma tetre della casa di campagna del marito ricco e tradito, uno scrittore di successo che non vuole concedere il divorzio alla bella moglie, desiderosa di rifarsi una vita con il suo giovane amante, un attore squattrinato ma estremamente affascinante. L'incontro tra i due uomini si risolve ben presto in un match all'ultimo sangue. Con il riccone che gioca con il suo avversario come il gatto con il topo. Ma quando la partita sembra ormai concludersi a favore del gatto sornione e attempato ecco che il povero topolino si arriccia i baffetti e passa al contrattacco. Tira fuori le doti nascoste e come un caratterista d'eccezione stravolge i piani del rivale riportandosi in partita. Adesso sono in parità. Deuce. Come si dice a tennis. E si ricomincia tutto da capo. Ma non siamo a Wimbledon dove ci sono regole ferree da seguire. Ogni colpo inaspettato è comunque consentito. E allora una telefonata. Uno sparo. E fine dei giochi.
Branagh non compare, si limita a registrare questo ping-pong dialettico tra due grandi attori (eh sì, dispiace ammetterlo ma anche Law per la prima volta si rivela tale). La sua regia è secca, compatta, senza fronzoli. Segue costantemente i suoi due personaggi, non parteggia per nessuno. Non c'è compiacimento nei duelli verbali e verbosi dei due rivali. Neppure una minima partecipazione. Lucido, algido, distaccato. Branagh sembra non sentirsi parte del film, quasi un'opera su commissione la sua. Sì, è vero, il gioco al massacro che costruisce è decisamente sopraffino, quasi sublime, ma anche tanto sterile e tanto noioso.


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