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I VICERÈ, RADIOGRAFIA IMPIETOSA DEL PAESE

Il regista Roberto Faenza e gli attori Alessandro Preziosi, Cristiana Capotondi, Lando Buzzanca, Guido Caprino parlano dell'adattamento cinematografico del romanzo di Federico De Roberto.

I VICERÈ, RADIOGRAFIA IMPIETOSA DEL PAESE

Potrebbe essere letto nelle scuole al posto de I Promessi Sposi e, magari, vantare le medesime trasposizioni cinematografiche e televisive. Invece I vicerè, pubblicato per la prima volta nel 1894, incontra da sempre ostilità e censura. Benedetto Croce e molti altri dopo di lui l'hanno fin da subito duramente contestato - e neanche Rossellini riuscì a farne un film - ed è di questi giorni la polemica con l'appena conclusa Festa del Cinema di Roma, dalla quale il film tratto dal romanzo di De Roberto è stato escluso - sezione Premiere - per "ragioni artistiche".
"Avrei inserito queste dichiarazioni in coda al film, ma sono giunte fuori tempo massimo", commenta tra l'amareggiato e l'ironico Roberto Faenza presentando alla stampa il suo ultimo lavoro. Immediato l'intervento della produttrice Elda Ferri, ricordando che "questa polemica non dignitosa non fa bene al film e nemmeno alla Festa del Cinema. La direttrice della sezione Premiere, Piera Detassis, ha visto il film in una versione non definitiva, con persone che poco o nulla avevano a che fare con il festival e le proiezioni che sono venute dopo sono state disertate. La polemica è comunque chiusa".
I vicerè racconta la storia della nobile famiglia degli Uzeda, discendenti dei vicerè di Spagna alle prese, nella Sicilia della seconda metà dell'ottocento, con la neonata Italia. Chiesa, Stato e Famiglia sono oggetto di durissime critiche da parte di De Roberto, che, dice Faenza, è il "massimo esponente della cultura laica. Ma la cultura laica non sa difendere i propri ideali, come invece fa benissimo la cultura cattolica. Nessun critico di sinistra ha mai rivalutato De Roberto" continua Faenza "perché quando la sinistra sale al potere diventa sempre un po' destra". Sulle differenze tra romanzo e film il regista dice che "un film non è mai un libro. Ho pensato che il cuore della storia fosse l'istituto della sopraffazione e lo scontro all'interno della famiglia. Si inizia col voler comandare e possedere la famiglia, poi la sopraffazione si allarga e si vuole anche la Chiesa, poi il Parlamento, e così via. La famiglia è qui intesa come alcova di tutti i mali, in cui si pratica l'esercizio del dominio e non quello della libertà".
Patriarca terribile e assoggettatore degli Uzeda è il Principe Giacomo, "un personaggio shakespeariano" dice Lando Buzzanca (nella foto, con Alessandro Preziosi) che ne è l'interprete "sovrastato da avidità e superstizione e che sostiene la cultura e la politica dell'odio: tutte caratteristiche molto distanti da me. Faenza mi ha detto che dovevo far dimenticare Lancaster (l'indimenticato interprete del Principe di Salina ne Il Gattopardo di Visconti, tratto dal romanzo di Tomasi di Lampedusa cui è da sempre accostato I vicerè, ndr) e non è difficile immaginare la mia paura" conclude l'attore.
Cristiana Capotondi, ormai una habitué delle crinoline, è Teresa, figlia minore del Principe: "Un personaggio molto interessante, sempre in precario equilibrio tra bene e male. Teresa è buonissima, pura, ma per troppa bontà e forte sottomissione verso la famiglia può diventare complice del male senza neanche accorgersene". Alessandro Preziosi è Consalvo, il figlio maggiore, che nel discorso finale, preso per intero dal romanzo e in cui dichiara le proprie volontà politiche - tutto e il contrario di tutto - ha ricordato a molti l'imitazione televisiva che Maurizio Crozza fa di Walter Veltroni, con ideali agli antipodi l'uno dall'altro legati da flebili ma anche. "Non mi sono ispirato a nessuno" dice Preziosi "ma fa molto riflettere che nulla sia cambiato da quel comizio". È la mostruosa preveggenza del romanzo di De Roberto.
I vicerè (01 distribution) sarà nelle nostre sale in poco più di 120 copie da venerdì 9 novembre.

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