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IL CASO THOMAS CRAWFORD
di Gregory Hoblit
Soggetto e sceneggiatura: Daniel Pyne, Glenn Gers
Fotografia: Kramer Morgenthau
Musiche: Jeff Danna, Mychael Danna
Montaggio: David Rosenbloom
Interpreti: Anthony Hopkins, Ryan Gosling, Rosamund Pike, David Strathairn, Embeth Davidz, Fiona Shaw
Produzione: New Line Cinema, Castle Rock Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Nazionalità ed anno: Usa, 2007
Durata: 113'
Data di uscita: 2 novembre 2007
Titolo originale: Fracture
Sito ufficiale
Sito italiano
Ricchissimo, genialoide e dedito a un hobby piuttosto peculiare (costruisce mirabili macchine a moto continuo azionate da sfere di vetro), l'anziano Thomas Crawford (si chiamava Theodor in originale, misteri dell'edizione italiana) è fornito di moglie ben più giovane e affascinante, a cui non perdona le continue scappatelle extraconiugali. Senza porre troppo tempo in mezzo, ma comunque attrezzandosi per il delitto perfetto, la uccide e si fa arrestare, fiducioso nella sua futura scarcerazione.
In tribunale gli si oppone il giovane procuratore distrettuale William Beachum, ansioso di lasciare il suo attuale lavoro per un fiammante nuovo ufficio presso la sede di un importante studio legale, e forse troppo fiducioso nelle proprie capacità forensi. In ballo c'è un ponderoso quanto illuminante dilemma etico, ovvero se sia più nobile mandare in galera i cattivi oppure godersi i soldi e la bionda. Il giovane Beachum, che non è cresciuto nella bambagia e ha lottato con le unghie e con i denti per arrivare a sfoggiare smoking impeccabili all'opera (e i suoi umili natali sono sottolineati da una recitazione che fa un po' Eminem in 8 Mile), prende sottogamba un caso difficile, ma recupera ideali e spessore morale nel mettere a repentaglio tutto pur di assicurare alla giustizia il luciferino Crawford. Il quale, dal canto suo, non si accontenta di accoppare la moglie fedifraga, ma deve imperversare per più di un'ora e mezzo gongolando come un bambino che ha rubato la nutella dalla dispensa. E da qui telefonate provocatorie, impagabili scenette da tribunale, e un numero francamente eccessivo di conversazioni del tipo guarda-un-po'-quanto-sono-cattivo&furbissimo.
Ottimamente impacchettato tra scenografie di gran lusso e corpi inutilmente bellissimi (prima tra tutti Rosamund Pike, nel ruolo dell'avvocatessa bellona), Il caso Thomas Crawford soffre però di una sorta di peccato originale: in un plot che dovrebbe reggersi tutto sull'intelligenza criminale dell'imputato e sulle capacità deduttive del procuratore, la soluzione del caso è facilmente divinabile a più di un'ora dalla conclusione del film. Si sa, se il colpevole è sempre il maggiordomo, grande deve essere la sorpresa degli inquirenti quando è davvero il maggiordomo, ma questo non sta a significare che il delitto perfetto non debba avere un'architettura un po' meno semplicistica per divertire gli spettatori. Agatha Christie era una maestra nel disseminare di falsi indizi tutti i suoi libri, e questo perché era consapevole del rischio che corre l'autore di una trama gialla: quello di essere scoperto. Dopodichè, è tutta noia.


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