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THE BOURNE ULTIMATUM – IL RITORNO DELLO SCIACALLO
di Paul Greengrass
Sceneggiatura: Tony Gilroy, Tom Stoppard, Scott Burns
Fotografia: Oliver Wood
Montaggio: Christopher Rouse
Musiche: John Powell
Scenografia: Peter Wenham
Costumi: Shay Cunliffe
Interpreti: Matt Damon, Paddy Considine, Edgard Ramirez, Julia Stiles, Chris Cooper, Brian Cox, Joan Allen, David Strathairn
Produzione: Universal Pictures
Distribuzione: Universal
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 120'
Data di uscita: 1 novembre 2007
Titolo originale: The Bourne Ultimatum
Sito ufficiale
Sito italiano
Trailer
Soundtrack
Note: vincitore di 3 premi Oscar (montaggio, sonoro, missaggio del sonoro)
Jason Bourne trova chi riesce a stargli dietro. La vita adrenalinica di un braccato, pronta a movimentarsi anche nei momenti apparentemente più tranquilli, aveva bisogno di una mano salda e smaliziata che ne seguisse senza cali di tensione le peripezie. E la trova in Paul Greengrass, autore inglese che aveva già sapientemente diretto Supremacy, oltre ad essersi conquistato due nominations all'Oscar per United 93.
Per la buona riuscita della pellicola c'era bisogno di un tipo tosto come Greengrass, capace di scelte sporche, non convenzionali, in grado di rischiare con le scelte stilistiche, al pari di Bourne nella storia. In caso contrario l'ultimo (?) capitolo della storia sarebbe stata una lunga, retorica, cavalcata verso lo svelarsi di una spiegazione come un'altra, correndo il rischio di focalizzare tutto su un finale che sarebbe stato depotenziato da un corpus narrativo debole, involuto su sé stesso e sul finale.
Greengrass fiuta il pericolo, e capisce che l'unica soluzione possibile è quella di costruire un solido film di azione. Così la storia viene asciugata, ridotta a quel tanto che basta alla funzionalità dell'azione, e improntata ad un'immediata fruibilità. Il regista non permette allo spettatore di rilassarsi, di fare inutili congetture su un finale che, sotto la tremenda aspettativa imposta da oltre sei ore di girato, non potrà che essere deludente.
La scelta è quella di raccontare una storia serrata, ficcante, ricollegandola al filo rosso della vicenda di Bourne solo quel tanto che basta ad aggiungere un ulteriore spunto di interesse nell'intreccio generale. Inseguito, al solito, dalla Cia, Bourne intuisce che il suo risultare così particolarmente scomodo ai servizi segreti del proprio paese è ricollegato ad un programma segreto dal nome in codice Blackbriar. Inizia così una lunga ricerca, inseguendo chi in realtà pensa di inseguire lui, che passa per Torino, Madrid, Londra, Tangeri, per concludersi nel cuore della Grande Mela.
L'insistito utilizzo della macchina a spalla, ben dosato e mai abusato, aiuta a mantenere alta la soglia di attenzione, di incertezza continua che determina l'azione scenica, anche nei momenti apparentemente più tranquilli, anche attraverso la scelta di inquadrature strette, spezzate da elementi scenici, sporcate a più non posso dall'utilizzo della materialità presente e dall'ausilio della fotografia. Greengrass, appena può, piazza la macchina da presa a ridosso del proprio personaggio, tra la nuca e la spalla, ottenendo il duplice effetto di stare addosso ai propri personaggi anche fisicamente, e di chiudere e oscurare il campo visivo dello spettatore quel tanto che basta per spaesarlo, per infondergli un senso di ultima inquietudine nel non poter padroneggiare fino in fondo il campo visivo.
The Bourne Ultimatum soffre un po' sul versante sceneggiatura. Alcuni dialoghi nello script girano un po' a vuoto, come anche alcuni snodi narrativi, soprattutto nella seconda metà, sembrano risolti approssimativamente. Non bastano però a svilire l'efficacia di un action-movie serrato, denso, che conclude una saga che ha dato al proprio pubblico, e non solo, delle buone soddisfazioni.



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