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DIE HARD – VIVERE O MORIRE

di Len Wiseman

Sceneggiatura: Mark Bomback
Fotografia: Simon Duggan, ACS
Montaggio: Nicolas De Toth
Musiche: Marco Beltrami
Scenografia: Patrick Tatopoulos
Costumi: Denise Wingate
Interpreti: Bruce Willis, Justin Long, Timothy Olyphant, Cliff Curtis, Maggie Q, Mary Elizabeth Winstead, Kevin Smith
Produzione: Rhombus Media, Fandango, Bee Vine Pictures, in associazione con Productions Soie e Vice Versa Films
Distribuzione: 20th Century Fox
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 130'
Data di uscita: 26 ottobre 2007
Titolo originale: Live Free or Die Hard
Sito ufficiale   
Sito internazionale   
Soundtrack

DIE HARD – VIVERE O MORIRE
2

Nel weekend del 4 luglio, un micidiale attacco informatico mette in ginocchio la sicurezza informatica degli Stati Uniti, e la nazione stessa. Come di consueto, John McClane non ha molta fortuna: incaricato di rintracciare un hacker adolescente e di portarlo con sé a Washington, fa appena in tempo a salvare lui e se stesso dall'assalto di efferati killers. E la giostra comincia. Yippee Ki Yay Mo.
Il recupero di pietre miliari del cinema d'azione, dopo Stallone (il cui John Rambo arriverà da noi in febbraio), non può che passare attraverso le esplosioni e il sangue versato dal più umano degli incredibili action heroes: Bruce Willis alias John McClane. L'operazione Die Hard, al quarto capitolo, gioca ancor più smaccatamente che in Rocky Balboa la carta dell'anacronismo, decontestualizzando l'"analogico" (leggi attempato) McClane, perennemente in fase di stallo (sempre separato dalla moglie, soliti problemi familiari, stavolta con la figlia), in una cornice moderna e "digitale" che non gli appartiene: Internet, i pirati informatici, la sicurezza nazionale a tiro di pc. Vien da chiedersi dove abbia trascorso il letargo in questi anni, ma non è certo un dettaglio di cui preoccuparsi troppo. Preoccupa maggiormente, invece, che il meccanismo, godibile anche se sempre uguale, mostri un po' la corda: se la trama sfida ormai apertamente l'inverosimile (con Willis alle prese con un jet o in grado di abbattere un elicottero servendosi della propria macchina), le scenette di McClane con la figlia sono già viste e meno divertenti del solito, come poco memorabili sono i confronti col giovane hacker Justin Long o col cattivone di turno Olyphant, entrambi privi di vero spessore e chiamati a rievocare pedissequamente i contrasti col protagonista che caratterizzavano i precedenti episodi. Anche Kevin Smith si adegua; la sua partecipazione appare più alimentare che realmente sentita. Le vere risate, purtroppo non preventivate, arrivano solo col temibile ingresso in scena di Edoardo Costa, tozzo come un ceppo di legno nei panni dell'aiuto cattivo Emerson.
Tenuto conto che, quando il film vuole premere il piede sull'acceleratore, l'effetto ottovolante è garantito, fa un po' specie che l'"analogico" Willis/McClane abbia a che fare con tanti effetti speciali digitali. Sembra una resa dei vecchi tempi al nuovo cinema fracassone: e se il Nostro, ai suoi tempi, reggeva allegramente 130' di durata, forse per quest'ultimo capitolo si poteva ridurre il minutaggio, vista la carne al fuoco.

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